restiamo umani

Nella Rassegna stampa pubblichiamo questo intero articolo di particolare interesse che indica le linee da realizzare presto nella "speranza di una società futura, che non veda nel crollo demografico un semplice e tragico fattore numerico, ma un’occasione per un passo storico in avanti".

Per non fare a pezzi l’Italia. Figli da mettere al mondo e da includere di Francesco D’Agostino in “Avvenire” del 30 maggio 2021

Limitarsi a parlare di "disagio", quando si accenna alla crisi demografica italiana, come purtroppo continuano a fare in molti è paurosamente riduttivo.

Proponiamo una breve rassegna per un impegno di pace:

Sostegno del MIR ai lavoratori aeroportuali che rifiutano di caricare armi per Israele

NotInOurNames, l'appello di giovani ebrei italiani

Le Ong a difesa della legge 185, un articolo di Avvenire

Appello perché l'Italia aderisca al Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari, di associazioni e realtà del mondo cattolico, tra cui la rete Viandanti a cui Esodo aderisce.

Associazioni Cattoliche contro le armi nucleari, l'appello

Le Associazioni cattoliche di Padova per la proibizione delle armi nucleari

Condividiamo le proposte della Rete italiana Pace e Disarmo (RiPD) per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e auspichiamo che vengano ascoltate e accolte.

La Rete italiana Pace e Disarmo ha sollecitato il Presidente del Consiglio Mario Draghi a un confronto, inviandogli nuovamente le 12 Proposte di pace e disarmo per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”, dopo le aperture a possibili destinazione “armate” dei fondi europei Next Generation EU.

di Gianni Tognoni*

Il quando e il dove della domanda posta dal titolo
Come spesso succede, e questa volta la sottolineatura preliminare è obbligatoria, l’esplicitazione del contesto è imprescindibile per entrare e soprattutto condividere o meno la sostanza di quanto si vorrebbe dire. Il collegamento tra le tre componenti del contesto che vengono presentate nei punti che seguono potrebbe sembrare difficile, ma descrive perfettamente la situazione in cui si colloca la domanda del titolo generale di questo contributo:

Riflessioni sull’orizzonte antropologico dell’economia

di Roberto Mancini

  1.  L’antropologia interculturale della dignità

Nelle pagine che seguono vorrei approfondire la questione del profilo antropologico che orienta la cultura dell’economia vigente, incentrata com’è noto sulla figura dell’homo oeconomicus. In questa concezione opera una sostituzione della stima per l’umanità con una sorta di disprezzo aprioristico, per cui l’uomo per natura sarebbe autointeressato, aggressivo e calcolatore.

di Gabriele Blasutig 

Diventare diseguali
Si potrebbe cominciare queste pagine di riflessione e analisi sulle disuguaglianze con una frase che è più di un gioco di parole: differenti si nasce, disuguali si diventa. Ci sono svariati aspetti e caratteristiche che rendono gli individui differenti gli uni dagli altri, fin della nascita. Si tratta di elementi soggettivi, come il sesso, i tratti somatici, il temperamento, e di fattori ambientali, come la famiglia di origine e il luogo di nascita.

di Gianfranco Bettin

Non penso che ci sia nessuno davvero indifferente all’ambiente. Tra gli atteggiamenti opposti, quello predatorio o dissipativo e quello rispettoso, e nell’intera gamma intermedia, salvo casi patologici, l’indifferenza non credo sia possibile.
Forse si può parlare di ottusità o, nel senso etimologico, di idiozia: di qualcuno, cioè, talmente “individuo privato”, talmente autoreferenziale, diremmo oggi, da rendersi rozzamente incapace di vedere al di là di se stesso - del proprio naso, della propria corta vista.

di Danny Castiglione, di Officina 31021

Si chiama The Game perché se riesci hai vinto, se perdi ci provi un’altra volta.
La chiamano proprio così la rotta balcanica: “The Game”. Le prove da superare: sentieri impervi, barriere di filo spinato, forze armate, polizia, manganelli, telecamere termiche e droni. Se le superi la salvezza, se ti fermi o l’inferno o la morte.

di Andrea T. Torre 

Dalla fine del 2013 l’Italia è stata interessata da un afflusso di persone che hanno attraversato il canale di Sicilia dalla Libia verso le proprie coste. Non è scopo di questo articolo analizzare complessivamente queste dinamiche1, tuttavia, per inserire il tema dell’accoglienza per come si è sviluppata dal 2014 a oggi, sono necessarie almeno un paio di sottolineature. 
La prima, quella più generale, vuole contestualizzare il fenomeno degli arrivi via mare come fenomeno congiunturale; non ci sono, come purtroppo è stato comunicato per incompetenza o per mirati obiettivi politici (che hanno portato peraltro ottimi risultati a coloro che hanno usato queste narrazioni) indicatori che confermino l’argomento dell’invasione o del fenomeno “epocale”2.

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