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a cura di Gianni Manziega, Cristina Oriato, Sandra Savogin
Per non rassegnarci alla guerra dobbiamo ricordare! Ce lo dice Anna Bravo: “per fortuna le buone storie in tempi bui... non fanno preferenze, si materializzano dove vogliono e dove possono, dove capita; e predispongono un terreno di unità che attraversa le dottrine per arrivare a noi con la forza dei fatti” (citata da Savogin).
Storie di donne (e di uomini) che alla guerra in ogni modo, luogo e tempo si sono opposti e che hanno riconosciuto che è necessario e doveroso bandire la guerra dal mondo, per muovere dal famoso brocardo, ma diversamente declinato: si vis pacem para pacem. Per questo abbiamo sentito la necessità di indagare e riportare all’attenzione alcune figure di donne, forse ai più sconosciute, che si sono impegnate e attivate per la pace prima e durante le due guerre mondiali, ma anche in molti conflitti armati successivi e nelle molte situazioni di crisi e di ingiustizia che sono tutt’ora sciaguratamente in atto nel mondo.
Dialogheranno con l'autore: Anna Urbani, Gruppo SAE Venezia e Simone Morandini, presidente SAE nazionale
Nell'ambito del Festival della Politica incontro con Alessandro Santagata, Marco Borghi, Gabriele Scaramuzza.
In memoria di Angelo Casati, morto il 31 agosto 2026, pubblichiamo la recensione che Paola Cavallari ha scritto del libro di don Angelo Il sorriso di Dio. Alla ricerca della bellezza e della libertà dell'uomo, pubblicata nel numero di "Esodo", Bellezza necessaria (2/2015 pp. 61-64).
È arduo fare una presentazione de il Sorriso di Dio, scritto da Angelo Casati1: non è un tipo di scrittura identificabile in un genere. È prima di tutto un canto, un umanissimo e umilissimo canto alla vita che scorre, che appare nella pienezza e poi sfuma, ma sempre gravitante attorno al "timore di Dio". In secondo luogo è una silloge di racconti, di esperienze, di epifanie. Infine una riflessione rapsodica ma tenace sulla fede: una fede che è soave esempio di kenosi, perché si è abbassata e curvata sulle contingenze del mondo, del tempo feriale, nella spoliazione che l’incarnazione comporta; e sa che il dolore ha sempre a fianco un compagno: la Croce.
di Carlo Beraldo
Appaiono assai sconcertanti le motivazioni che il sindaco di Venezia Venturini ha portato a giustificazione del rifiuto all’avvio di una moschea dedicata alla preghiera per i cittadini e i residenti locali di religione musulmana originari del Bangladesh.
Volutamente tralasciando la contrastata valutazione sugli aspetti normativi connessi al progetto di attuazione dell’edificio, quello che impressiona è l’insieme delle altre motivazioni che, a detta del sindaco, paiono dirimenti per la risoluzione della questione e che possono essere sintetizzate nell’affermazione: “Finché la comunità bengalese non si integra come hanno fatto altre comunità, non può esserci discussione” ("Gazzettino" 27/08/2026). Già un’affermazione di questo tipo fa rizzare i capelli a qualsiasi soggetto con un minimo di competenza psico-sociale: com’è possibile esprimere un giudizio fortemente generalista nei confronti di una comunità composta da circa 10.000 soggetti, di età e genere diversi, e con impegno professionale (sicuramente maggioritario per i maschi adulti) non esclusivamente dedicato ai cantieri navali di Marghera o ai negozi di prossimità?
Letture e musica con gli attori diplomati all'Accademia Teatrale "Carlo Golgoni"
Mestre 31maggio 2026, in collaborazione con l’Accademia Teatrale Carlo Goldoni
A cura di: Associazione Esodo, Iveser, ANPI “Erminio Ferretto” Mestre, Associazione Acqui Venezia, Compagno il Mondo, StoriaMestre, ANPI “7 Martiri” Venezia
di Mattia Dumont
Tempo fa ho fatto un sogno.
Ho fatto un sogno dove dei grossi omoni incappottati mi chiedevano di premere un bottone per far saltare in aria l'Italia.
A me.
Ragazzo, 24enne
smagrito
mezzo francese
mezzo partenopeo
nemmeno troppo sveglio
senza la cazzimma dei napoletani e senza lo charme dei francesi
che poi dai francesi ho ereditato solo quel fatto
che stanno a tutti sul cazzo
di Annachiara Banzoli
Davanti agli straordinari eventi che il Novecento ha portato con sé, la letteratura si è spesso dedicata a narrare l'umanità all'interno delle pieghe della storia: guerre, eventi, stravolgimenti sociali e politici hanno accompagnato grandi riflessioni anche in campo artistico e letterario.
Esiste però, ed è in questo mondo che i paragrafi che seguono vogliono calarsi, un'altra corrente sotterranea che non ha bisogno del clamore dei grandi avvenimenti per dire qualcosa sull'uomo.
Presentazione del libro curato da Sergio Tanzarella Abbasso tutte le guerre. Lettera ai giudici, Lettera ai cappellani militari
26 giugno librerie.Coop Mestre
in dialogo con Bernardino Mason, inMarcia per la pace, e Cristina Oriato, Esodo.
di Ivan Miglioli
Guarda fuori un po' lontano
Fuori, un po' lontano, c'è la guerra,
Che brutta la guerra
Denunciamo la guerra
Facciamo un post per la guerra
Protestiamo per la guerra
Insultiamo per la guerra
Combattiamo per la guerra
Assaltiamo per la guerra
Guerrarriamo guerra guerra!
di Francesca Bocchino
Zia, combattiamo?
Come, combattiamo?!
Ma diamoci i bacini amore di zia dai
facciamoci le coccole
stiamo sul divano
guardiamo un cartone animato.
No. Non è divertente zia. Ci picchiamo?
Ma che ne dici se invece
Costruiamo una torre
Usciamo per mano
Compriamo un gelato
Al cioccolato!
Cantiamo, balliamo.
Ci Vestiamo e andiamo al mercato
Facciamo un dipinto
Andiamo in montagna
Prepariamo una torta
Anzi, sai che facciamo?!
di Paolo Naso e Brunetto Salvarani
A Gaza ha fatto un deserto e l’ha chiamata pace; con Netanyahu ha sottoscritto un patto di ferro dal quale, di fronte ai continui bombardamenti in Libano, non sa come uscire; in Iran non ha ottenuto (quasi) nulla e ha appena scalfito la forza del regime degli ayatollah. Sin qui le guerre di Trump non hanno conseguito nessuna delle vittorie che, da miles gloriosus, si è accreditato. Soprattutto ha perduto la battaglia di Roma, l’irragionevole contesa con “l’americano papa” che è cosa ben diversa dal “papa americano” che il presidente sperava di arruolare tra i propagandisti della “guerra giusta”. I fatti sono noti: negli ultimi mesi il Presidente che si accredita come messia di una nuova America finalmente “di nuovo grande” decide di ingaggiare una guerra senza precedenti contro il vescovo di Roma accusato di essere “debole sulla criminalità, debole sulle armi nucleari. Dovrebbe rimettersi in carreggiata come papa, – ecco il consiglio paterno inviato dalla Casa Bianca – usare il buon senso, smettere di compiacere la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande papa, non un politico. Questo lo sta danneggiando molto e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la chiesa cattolica”.
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Un progetto globale di liberazione. Paolo di Tarso interpella la chiesa di Roma
di Alessandro Sacchi
Gabrielli Editori
Viaggio nei luoghi del chassidismo
di Gianpaolo Anderlini
Qiqaion 2026
Il cantico della terra
di Stefano Mancuso
Laterza 2025