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a cura di Gianni Manziega, Cristina Oriato, Sandra Savogin
Per non rassegnarci alla guerra dobbiamo ricordare! Ce lo dice Anna Bravo: “per fortuna le buone storie in tempi bui... non fanno preferenze, si materializzano dove vogliono e dove possono, dove capita; e predispongono un terreno di unità che attraversa le dottrine per arrivare a noi con la forza dei fatti” (citata da Savogin).
Storie di donne (e di uomini) che alla guerra in ogni modo, luogo e tempo si sono opposti e che hanno riconosciuto che è necessario e doveroso bandire la guerra dal mondo, per muovere dal famoso brocardo, ma diversamente declinato: si vis pacem para pacem. Per questo abbiamo sentito la necessità di indagare e riportare all’attenzione alcune figure di donne, forse ai più sconosciute, che si sono impegnate e attivate per la pace prima e durante le due guerre mondiali, ma anche in molti conflitti armati successivi e nelle molte situazioni di crisi e di ingiustizia che sono tutt’ora sciaguratamente in atto nel mondo.
di Pietro Bilal Khachab
Giallo nell'aria non vedo a tre metri per respirare porto una maschera
Tutto è più calmo, non c'è rumore, alberi morti si spogliano e cadono
Su questo suolo non c'è più nulla, è sopravvissuta soltanto la plastica
Come la pelle di chi è rimasto sopravvissuto a quest'altro olocausto
Pezzi di uomini come dipinti si sono fusi alle mura di casa
Se non c'è un corpo, rimasto intero, prova a dirmi allora come riposa
Genere umano ha fatto il suo salto, arrivato al culmine della sua ascesa
Potenza del sole l'aveva ingabbiata, ma si è liberata e la luce si è spenta
Prende avvio la pubblicazione settimanale di Componimenti sulla guerra, nato da un laboratorio di Lorenzo Maragoni con gli allievi e allieve dell’Accademia Teatrale Carlo Goldoni. Già presentato in occasione del “Laboratorio olimpico” del 5 e 6 novembre al Teatro Olimpico di Vicenza, il progetto è stato riproposto il 20 febbraio nell’incontro per la ricostituzione a Venezia dell'Assessorato per la pace e del Centro pace.
Che cos’è, per voi, la guerra? Questa la domanda che ci è stata posta il giorno dell’inizio del modulo di scrittura.
E noi questo abbiamo messo su foglio: impressioni, emozioni, opinioni, esperienze.
Così, passando per ognuno di noi, si è passati da guerre in casa a guerre in tv a guerre interne a guerre pensate o addirittura sognate, fino a quelle viste.
Ciò che rimane come filo conduttore dei componimenti è una sensazione generazionale di esistere in un mondo in cui la guerra, toccandoci tutti i giorni, ci lascia quasi assuefatti, incapaci di trovare una risposta concreta e attiva a ciò che ci è così lontano e così vicino contemporaneamente.
Chi non vuole più tacere (Pietro Bilal Khachab)
di Elisabetta Xausa, dell’Associazione Rosa Bianca, alcune considerazioni a partire dalla presentazione, a Mestre, del libro di Paola Cavallari Lilith se ne va.
Venerdì 15 Maggio 2026 , alla Libreria COOP di Mestre si è tenuta la presentazione dell’ultima opera di Paola Cavallari Lilith se ne va- Femminismo, spiritualità e passione politica”, scritto per i titoli di VandA.edizioni.
Docente, giornalista, saggista, ideatrice e promotrice dell’Osservatorio Interreligioso sulle violenze contro le donne (OIVD) di cui è presidente emerita, socia del Coordinamento Teologhe italiane, la produzione di Paola Cavallari negli ultimi dieci anni si è concentrata su quell’area ben rappresentata dal sottotitolo della sua ultima fatica: femminismo, spiritualità e passione politica. I titoli stessi dei suoi testi ne danno conto Non sono la costola di nessuno. Letture sul peccato di Eva, Fede e femminismi in Italia, la profezia delle donne, Religioni e prostituzione. Le voci delle donne.
Per una reale parità e libertà religiosa in città
Noi cittadine e cittadini appartenenti a diverse religioni presenti in questa città, assieme a persone non credenti che hanno a cuore il diritto alla libera scelta religiosa, come previsto dalla Costituzione italiana, in particolare dall’articolo 19,
lanciamo un appello
a coloro che si candidano alle cariche di Sindaco e Consigliere comunale, nonché di Presidente e Consigliere di Municipalità, nella città di Venezia.
La libertà religiosa, diritto fondamentale sancito dalla Costituzione, non riguarda solo lo Stato, ma tutte le istituzioni, compresi i Comuni, che possono adottare misure per renderla effettiva, soprattutto se questa questione riguarda una parte molto significativa della popolazione residente.
In una città che si avvia alle elezioni, e alla luce della situazione critica che osserviamo quotidianamente, riteniamo importante avanzare alcune richieste essenziali per garantire
l’esercizio concreto di questo diritto.
di Maurizio Ambrosini, pubblicato in "Avvenire" del 6 maggio 2026
In un Paese dalle culle sempre più vuote, i nuovi nati da genitori immigrati vanno in controtendenza, contenendo le perdite: quasi 50.000 nel 2024 su un complesso di 370.000 nascite (-10.000 rispetto al 2023). Non per tutti questa è una buona notizia: abbiamo assistito al rilancio della rumorosa campagna per la “remigrazione”, sotto lo spauracchio della Grande sostituzione etnica. Le nascite da famiglie immigrate sarebbero la punta di lancia di un fantomatico piano per sovvertire l’identità culturale del Paese, rimpiazzando la popolazione originaria con tribù di occupanti etnicamente e religiosamente estranei alle nostre tradizioni. Ma anche condividendo una visione più simpatetica del soccorso immigrato al nostro esangue bilancio demografico alcune riflessioni s’impongono: la natalità, anche per gli immigrati, rimanda a più ampie questioni sociali. Vanno considerati tre punti di attenzione.
Nella lettera pastorale alla diocesi "Tornarono a Gerusalemme con grande gioia", Una proposta per vivere la vocazione della Chiesa in Terra Santa, il Patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, riflette sul conflitto e sul ruolo della Chiesa in Terra Santa. La lettera sarà disponibile in libreria dall'11 maggio.
Carissimi,
il Signore vi dia pace!
In questi anni di ministero pastorale ho parlato a voi, alla nostra amata Chiesa di Gerusalemme, in diversi modi: attraverso le omelie, qualche breve lettera e, soprattutto, durante le visite pastorali. Sono state queste ultime, in particolare, i momenti di incontro e di condivisione con le comunità che hanno segnato la vita della Chiesa locale, e anche la mia. Mi hanno permesso di conoscere più da vicino la nostra Diocesi, e di dare espressione concreta a quell’unità tra pastore e comunità che è alla base della vita ecclesiale.
di Mariacristina Cacco, priora monastero di Marango
Questi versetti di Giovanni si inseriscono nel contesto della passione di Gesù e delle parole di saluto che egli pronuncia per sostenere e incoraggiare i discepoli nel tempo della prova.
Infatti qui e all’inizio del capitolo, Gesù ripete: “Non sia turbato il vostro cuore”.
Gesù conosce il cuore dell’uomo, il suo smarrimento e la sua paura e invita ad avere fiducia nel Padre e in lui, assicurando che la morte non li separerà definitivamente.
E il testo di oggi ci ricorda che, prima del suo distacco terreno, Gesù lascia un grande dono: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace, non come la dà il mondo io la do a voi”.
Qui si parla di una pace che ha due provenienze contrapposte: la pace che lascia Gesù e la pace come la dà il mondo. E su questo vorrei soffermarmi.
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