di Mariacristina Cacco, priora monastero di Marango
Questi versetti di Giovanni si inseriscono nel contesto della passione di Gesù e delle parole di saluto che egli pronuncia per sostenere e incoraggiare i discepoli nel tempo della prova.
Infatti qui e all’inizio del capitolo, Gesù ripete: “Non sia turbato il vostro cuore”.
Gesù conosce il cuore dell’uomo, il suo smarrimento e la sua paura e invita ad avere fiducia nel Padre e in lui, assicurando che la morte non li separerà definitivamente.
E il testo di oggi ci ricorda che, prima del suo distacco terreno, Gesù lascia un grande dono: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace, non come la dà il mondo io la do a voi”.
Qui si parla di una pace che ha due provenienze contrapposte: la pace che lascia Gesù e la pace come la dà il mondo. E su questo vorrei soffermarmi.
di Mariacristina Cacco, priora monastero di Marango
Siamo in cammino verso la Pasqua, giorni che odorano di passione, non solo per la vicenda di Gesù, ma anche per gli avvenimenti attuali così folli e drammatici: sembra che l’uomo cerchi la distruzione e la morte di questo mondo. Per non rassegnarci a un orizzonte ineluttabile di guerra, sentiamo il bisogno di ricominciare a sperare, ritrovare una direzione di senso alla vita che contrasti la deriva della violenza e prepotenza, dell’ansia del futuro sempre più incerto. In questo contesto, che tocca la nostra vita quotidiana, penso al Vangelo che ci indica una via che va in senso contrario, e in particolare a una figura di donna, che mi affascina per un gesto di squisita tenerezza che rivolge a Gesù negli ultimi giorni della sua vita terrena, svelandone così la preziosità della persona.
di Loredana Cadamuro, sorella della Comunità monastica di Marango
Nasciamo, per così dire,
provvisoriamente
da qualche parte.
Soltanto poco a poco
andiamo componendo
in noi il luogo
della nostra origine,
per nascervi dopo,
e ogni giorno
più definitivamente.
Rainer Maria Rilke
Sono parole che ci ricordano l'instancabile cammino dell'uomo nella continua ricerca del senso dell'esistere. Si viene al mondo in un determinato momento ma occorre rinascere ripetutamente, riannodare infiniti fili, per comporre quell'unicità che è in ciascuno di noi.
di Maria Pia Accordini, sorella della Comunità monastica di Marango
L’episodio della donna cananea che incontra Gesù è raccontato da Matteo e da Marco in termini simili, ma con alcune sottolineature che evidenziano la diversa storia delle comunità a cui i due evangelisti si rivolgono.
Gesù, scrive Matteo, «si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone» (15,21). Gesù, come in altre occasioni, dopo dispute e discussioni con i giudei e in questo caso anche con i discepoli increduli, cerca un po’ di pace, e spesso si dirige verso le periferie, verso i confini, in luoghi dove può stare lontano dal potere e da una religione formale ridotta a formule e divieti.
di Maria Pia Accordini, sorella della Comunità monastica di Marango
Gesù a differenza dei Rabbi del suo tempo, nella sua vita pubblica è seguito non solo da uomini. Egli accoglie al suo seguito anche le donne, le mette a parte dei suoi segreti e dimostra sempre una particolare attenzione per le donne che incontra sulla sua strada fino a cambiare i suoi programmi e a imparare dalla loro tenacia e dalla loro libertà. In tutti quattro i vangeli troviamo vari episodi che ci raccontano questo. Tra questi testi ho scelto per la mia riflessione l’incontro di Gesù con Marta e Maria che troviamo nel capitolo dieci del vangelo di Luca (Lc 10,38-42), perché dà la possibilità di soffermarci sul nostro rapporto con Dio e i fratelli.
Prima di affrontare il testo ci fermiamo un attimo al contesto in cui questa breve pericope è inserita. Notiamo che è preceduta dalla parabola del buon samaritano e seguita dal brano in cui Luca narra come Gesù insegna ai discepoli a pregare, a entrare in relazione con il Padre.
Gesù dunque dopo una giornata faticosa a Gerusalemme si avvia verso Betania. Lì ci sono i suoi amici (cfr. Gv 11,5), una casa dove potrà trovare ristoro, una calorosa accoglienza, una fraterna ospitalità, al riparo dalle discussioni con scribi e farisei.
di Mariacristina Cacco, sorella della Comunità monastica di Marango
Tra i personaggi tratteggiati dall’evangelista Giovanni troviamo alcune donne. Una di queste è l’adultera, una donna che incontra in Gesù il volto compassionevole e misericordioso del Padre. Sant’Agostino definisce questo brano come l’incontro tra «la misera e la misericordia».
Ho scelto questo testo perché ricorda alla chiesa, «ospedale da campo» dell’umanità, di essere chiamata ad amare con lo stesso sguardo di Gesù, senza durezza, ma con quella tenerezza che sa abbracciare, accogliere, rialzare e rimettere in cammino. È fondamentale che la chiesa ricordi che non è fatta di giusti, ma di peccatori perdonati affinché anch’essa cammini nell’umiltà e nella misericordia. Inoltre, in questo tempo di follia in cui ci si arroga il potere di distruggere paesi, sterminare popoli, negare il diritto di ricevere aiuti umanitari, espellere lo straniero - se migrante e povero - diventa urgente ritrovare nel Vangelo quella via che ci indica come restare umani e percorrere vie di compassione, pace e fraternità.
di Mariacristina Cacco, sorella della Comunità monastica di Marango
Siamo giunti anche quest’anno a Pasqua e sentiamo la necessità di fermarci, fare silenzio e nutrirci di parole di Risurrezione per vincere la rassegnazione di fronte a un tempo malato di indifferenza, arroganza, violenza.
In questo smarrimento, l’ascolto della Parola del Signore ci può aiutare a ritrovare il senso dell’essere umani, la via della sapienza e della speranza.
L’evangelista Giovanni riserva un ruolo di primo piano alla figura di Maria di Magdala, una donna che sa stare sotto la croce, incontra per prima il Risorto e diventa la prima testimone e destinataria dell’annuncio pasquale ai discepoli, l’apostola degli apostoli come qualcuno la definisce.
di Giorgio Scatto
Uno dei problemi messi in risalto in questo tempo di pandemia è che le famiglie non fanno più figli. Conosco alcune coppie che sono preoccupate per il motivo di non poter avere bambini. Ma altre non ne vogliono affatto. Recentemente è stato coniato per loro l'acronimo dink (dall'inglese double income no kids, doppio stipendio, niente figli). I dink sono oggetto di campagne pubblicitarie ad hoc da parte delle grandi multinazionali, soprattutto per i beni di lusso e i grandi viaggi. Per contro, assistiamo alla lotta di coppie omosessuali per poter avere il diritto di adottare figli.
di Giorgio Scatto
Il 18 marzo del 2020 i nostri militari, a Bergamo, sfilavano per le strade, di notte, con a bordo centinaia di bare con i morti destinati alla cremazione fuori città. Erano le vittime del virus Covid 19. Sono immagini che rimarranno per sempre nella storia e nella memoria.
E proprio il 18 marzo di quest'anno il Senato ha approvato la legge che istituisce la Giornata nazionale in ricordo delle vittime, che si celebrerà ogni anno.
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