di Maria Pia Accordini, sorella della Comunità monastica di Marango
L’episodio della donna cananea che incontra Gesù è raccontato da Matteo e da Marco in termini simili, ma con alcune sottolineature che evidenziano la diversa storia delle comunità a cui i due evangelisti si rivolgono.
Gesù, scrive Matteo, «si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone» (15,21). Gesù, come in altre occasioni, dopo dispute e discussioni con i giudei e in questo caso anche con i discepoli increduli, cerca un po’ di pace, e spesso si dirige verso le periferie, verso i confini, in luoghi dove può stare lontano dal potere e da una religione formale ridotta a formule e divieti.
di Maria Pia Accordini, sorella della Comunità monastica di Marango
Gesù a differenza dei Rabbi del suo tempo, nella sua vita pubblica è seguito non solo da uomini. Egli accoglie al suo seguito anche le donne, le mette a parte dei suoi segreti e dimostra sempre una particolare attenzione per le donne che incontra sulla sua strada fino a cambiare i suoi programmi e a imparare dalla loro tenacia e dalla loro libertà. In tutti quattro i vangeli troviamo vari episodi che ci raccontano questo. Tra questi testi ho scelto per la mia riflessione l’incontro di Gesù con Marta e Maria che troviamo nel capitolo dieci del vangelo di Luca (Lc 10,38-42), perché dà la possibilità di soffermarci sul nostro rapporto con Dio e i fratelli.
Prima di affrontare il testo ci fermiamo un attimo al contesto in cui questa breve pericope è inserita. Notiamo che è preceduta dalla parabola del buon samaritano e seguita dal brano in cui Luca narra come Gesù insegna ai discepoli a pregare, a entrare in relazione con il Padre.
Gesù dunque dopo una giornata faticosa a Gerusalemme si avvia verso Betania. Lì ci sono i suoi amici (cfr. Gv 11,5), una casa dove potrà trovare ristoro, una calorosa accoglienza, una fraterna ospitalità, al riparo dalle discussioni con scribi e farisei.
di Mariacristina Cacco, sorella della Comunità monastica di Marango
Tra i personaggi tratteggiati dall’evangelista Giovanni troviamo alcune donne. Una di queste è l’adultera, una donna che incontra in Gesù il volto compassionevole e misericordioso del Padre. Sant’Agostino definisce questo brano come l’incontro tra «la misera e la misericordia».
Ho scelto questo testo perché ricorda alla chiesa, «ospedale da campo» dell’umanità, di essere chiamata ad amare con lo stesso sguardo di Gesù, senza durezza, ma con quella tenerezza che sa abbracciare, accogliere, rialzare e rimettere in cammino. È fondamentale che la chiesa ricordi che non è fatta di giusti, ma di peccatori perdonati affinché anch’essa cammini nell’umiltà e nella misericordia. Inoltre, in questo tempo di follia in cui ci si arroga il potere di distruggere paesi, sterminare popoli, negare il diritto di ricevere aiuti umanitari, espellere lo straniero - se migrante e povero - diventa urgente ritrovare nel Vangelo quella via che ci indica come restare umani e percorrere vie di compassione, pace e fraternità.
di Mariacristina Cacco, sorella della Comunità monastica di Marango
Siamo giunti anche quest’anno a Pasqua e sentiamo la necessità di fermarci, fare silenzio e nutrirci di parole di Risurrezione per vincere la rassegnazione di fronte a un tempo malato di indifferenza, arroganza, violenza.
In questo smarrimento, l’ascolto della Parola del Signore ci può aiutare a ritrovare il senso dell’essere umani, la via della sapienza e della speranza.
L’evangelista Giovanni riserva un ruolo di primo piano alla figura di Maria di Magdala, una donna che sa stare sotto la croce, incontra per prima il Risorto e diventa la prima testimone e destinataria dell’annuncio pasquale ai discepoli, l’apostola degli apostoli come qualcuno la definisce.
di Giorgio Scatto
Uno dei problemi messi in risalto in questo tempo di pandemia è che le famiglie non fanno più figli. Conosco alcune coppie che sono preoccupate per il motivo di non poter avere bambini. Ma altre non ne vogliono affatto. Recentemente è stato coniato per loro l'acronimo dink (dall'inglese double income no kids, doppio stipendio, niente figli). I dink sono oggetto di campagne pubblicitarie ad hoc da parte delle grandi multinazionali, soprattutto per i beni di lusso e i grandi viaggi. Per contro, assistiamo alla lotta di coppie omosessuali per poter avere il diritto di adottare figli.
di Giorgio Scatto
Il 18 marzo del 2020 i nostri militari, a Bergamo, sfilavano per le strade, di notte, con a bordo centinaia di bare con i morti destinati alla cremazione fuori città. Erano le vittime del virus Covid 19. Sono immagini che rimarranno per sempre nella storia e nella memoria.
E proprio il 18 marzo di quest'anno il Senato ha approvato la legge che istituisce la Giornata nazionale in ricordo delle vittime, che si celebrerà ogni anno.
«Non è finito "l'inverno del nostro scontento". Il tempo della pandemia è ancora il nostro gelido presente. Tempo drammatico. Pensavamo che fosse un tempo breve e con minor danno. No, non è breve e il danno, oltre all'interminabile rosario di morti, riguarda ogni dimensione del vivere: dalla dimensione psichica, a quella culturale, a quella sociale, a quella economica. Tutta l'esistenza, resa fragile e incerta, ne è stata toccata. Anche la fede» (G. Brunelli in Regno/Attualità 2021 n.2, p. 1).
È su questo versante della fede che vorrei soffermarmi solo un istante in questo breve articolo.
di Giorgio Scatto
In questi giorni che precedono il Natale siamo molto preoccupati nel vedere le nostre piazze prese d'assalto da gente che va in giro come se fosse un tempo normale e non invece un doloroso e infinito periodo di grave pandemia, che necessita di comportamenti prudenti e responsabili. L'interesse individuale sopravanza l'urgenza di salvaguardare il bene di tutti. Andando per le strade come mosche che succhiano più forte quando sentono avvicinarsi la pioggia, molti diventano come dei rapaci predatori, nel desiderio smodato di mettere da parte beni inutili, suggeriti dalla propaganda del momento; altre volte sono come smarriti personaggi in cerca d'autore, perché, tra le molte maschere offerte dal sistema, non sanno più chi sono e dove stanno andando.
Così, anche le nostre affollate città, soprattutto in questi giorni, sono dei silenziosi e vuoti deserti. Poiché rari sono coloro che le sanno guardare con occhio attento.
Cosa si vede del volto di un uomo, di una donna, di quanti incontriamo per strada in questo tempo di pandemia? Solo gli occhi e lo sguardo, dietro le mascherine. Gli occhi preoccupati dell'anziano, o gli occhi impauriti di chi pensa che ogni passante lo possa infettare; gli occhi carichi di domande dei bambini o quelli spaesati degli adolescenti. Gli occhi degli innamorati, ancora capaci di luce intensa, o gli occhi di chi torna stanco la sera, pensando se ci sarà ancora lavoro per il giorno dopo.
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