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a cura di Carlo Bolpin, Matteo Menegazzo
Le questioni che riguardano il momento finale della vita hanno caratteri del tutto nuovi rispetto al passato. Lo stesso concetto di “fine vita” si riferisce al problema inedito della scelta di morire in modo dignitoso nelle situazioni di permanenza in vita caratterizzate da impossibilità di guarigione, forte sofferenza e assenza di autonomia. Il progresso scientifico ha reso frequenti queste situazioni, almeno nel mondo occidentale, ponendo nuove complesse questioni etiche, giuridiche e sociali. Il dibattito è fortemente conflittuale, particolarmente in Italia. In assenza di una legge nazionale, la maggioranza di governo ha elaborato una proposta di legge, che rispecchia una specifica visione, presentando alcuni punti critici di dubbia costituzionalità, in particolare sulla voluta assenza di un ruolo del Servizio sanitario nazionale. Nella discussione sono coinvolte le visioni, personali e collettive, della vita e della morte.
di Maria Pia Accordini, sorella della Comunità monastica di Marango
Gesù a differenza dei Rabbi del suo tempo, nella sua vita pubblica è seguito non solo da uomini. Egli accoglie al suo seguito anche le donne, le mette a parte dei suoi segreti e dimostra sempre una particolare attenzione per le donne che incontra sulla sua strada fino a cambiare i suoi programmi e a imparare dalla loro tenacia e dalla loro libertà. In tutti quattro i vangeli troviamo vari episodi che ci raccontano questo. Tra questi testi ho scelto per la mia riflessione l’incontro di Gesù con Marta e Maria che troviamo nel capitolo dieci del vangelo di Luca (Lc 10,38-42), perché dà la possibilità di soffermarci sul nostro rapporto con Dio e i fratelli.
Prima di affrontare il testo ci fermiamo un attimo al contesto in cui questa breve pericope è inserita. Notiamo che è preceduta dalla parabola del buon samaritano e seguita dal brano in cui Luca narra come Gesù insegna ai discepoli a pregare, a entrare in relazione con il Padre.
Gesù dunque dopo una giornata faticosa a Gerusalemme si avvia verso Betania. Lì ci sono i suoi amici (cfr. Gv 11,5), una casa dove potrà trovare ristoro, una calorosa accoglienza, una fraterna ospitalità, al riparo dalle discussioni con scribi e farisei.
di Severino Dianich
in “SettimanaNews” del 12 settembre 2025
Si può pensare alla pace come a una situazione valoriale autoreferenziale. Il termine contiene, ed è capace di esprimerla, una ricchezza enorme di significati. Pace è relazione, intreccio di persone, colloquio, convergenza di interessi, creazione continua di nuovi equilibri nel cedimento del forte al più debole, gioia del vedersi, è allegria del parlarsi, conforto e medicina per la sofferenza, è spazio per Dio, segno del suo regno, adorazione dell’Altissimo.
Chi ha vissuto la guerra gridi: pace!
Pace è una parola che è già di suo, in sé stessa, pienezza di senso. Se ne potranno tessere all’infinito gli elogi, senza doverla mettere a confronto con le tenebre della guerra per farne brillare l’ammirabile luce.
Ecco perché dobbiamo farlo!
Nessuno può chiudere gli occhi e il cervello di fronte all’uccisione sistematica di bambini, donne e uomini di ogni età. Uccidere è criminale.
Nessuno può assistere alla macellazione quotidiana di così tante persone costrette a patire le peggiori sofferenze fino a morire di fame. Questo è disumano. Nessuno può accontentarsi delle parole di condanna che restano parole. Se lo facciamo tradiamo noi stessi, i nostri principi, i nostri valori e le nostre leggi. Salvare i sopravviventi di Gaza è un nostro dovere morale e un obbligo giuridico. Ecco perché dobbiamo organizzare subito una “Operazione di Salvataggio” degli abitanti di Gaza.
Ecco perché dobbiamo intervenire con un piano concreto!
di Giuseppe Tattara
Premessa
La guerra economica si riferisce a strategie e azioni intraprese da un paese per danneggiare l'economia di un avversario. Questo può includere sanzioni commerciali, dazi, blocchi economici, cyber attacchi e altre misure che mirano a indebolire la capacità economica di un nemico. L'obiettivo è spesso quello di ottenere vantaggi politici o militari senza ricorrere a un conflitto armato diretto.
L'economia di guerra si riferisce all'organizzazione e alla gestione delle risorse economiche di un paese durante un conflitto armato o a sostegno di un conflitto armato gestito da un paese terzo. In questo contesto, le nazioni possono mobilitare risorse, aumentare la produzione di beni militari e implementare misure per aumentare l'efficienza economica necessaria per sostenere uno sforzo bellico. Questo può includere il razionamento di beni, l'aumento della tassazione e la riconversione delle industrie per produrre materiali bellici.
Pubblichiamo l'appello interreligioso del 29 agosto 2025 sottoscritto da Noemi Di Segni, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI), Yassine Lafram, Presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia (UCOII), Abu Bakr Moretta, Presidente del Comunità Religiosa Islamica Italiana (COREIS), Naim Nasrollah, Presidente della Moschea di Roma, Imam Yahya Pallavicini, Comunità Religiosa Islamica Italiana (COREIS), Cardinale Matteo Maria Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
«Questo appello nasce dalla convinzione dell’improrogabile necessità di favorire qualsiasi iniziativa di incontro per arginare l’odio, salvaguardare la convivenza, purificare il linguaggio e tessere la pace. Responsabilità di singoli e di soggetti collettivi!
Next Nuova Economia per Tutti e il Movimento Europeo di Azione Nonviolenta lanciano un Manifesto per un’offensiva di pace, rivolto a sindaci, amministratori locali e cittadine/i che vogliono impegnarsi concretamente per costruire condizioni di pace e prevenire i conflitti.
Le tragiche vicende di questi ultimi anni hanno spinto molte sindache e molti sindaci, e tanti altri amministratori locali, a fare un passo in più rispetto al perimetro ordinario del loro impegno territoriale: occuparsi della pace, della giustizia e della sicurezza internazionale, pur non avendo di per sé, apparentemente, alcuno strumento utile a raggiungere quei tre obiettivi.
di Mariacristina Cacco, sorella della Comunità monastica di Marango
Tra i personaggi tratteggiati dall’evangelista Giovanni troviamo alcune donne. Una di queste è l’adultera, una donna che incontra in Gesù il volto compassionevole e misericordioso del Padre. Sant’Agostino definisce questo brano come l’incontro tra «la misera e la misericordia».
Ho scelto questo testo perché ricorda alla chiesa, «ospedale da campo» dell’umanità, di essere chiamata ad amare con lo stesso sguardo di Gesù, senza durezza, ma con quella tenerezza che sa abbracciare, accogliere, rialzare e rimettere in cammino. È fondamentale che la chiesa ricordi che non è fatta di giusti, ma di peccatori perdonati affinché anch’essa cammini nell’umiltà e nella misericordia. Inoltre, in questo tempo di follia in cui ci si arroga il potere di distruggere paesi, sterminare popoli, negare il diritto di ricevere aiuti umanitari, espellere lo straniero - se migrante e povero - diventa urgente ritrovare nel Vangelo quella via che ci indica come restare umani e percorrere vie di compassione, pace e fraternità.
di Roberto Reale, in "il Messaggero di sant'Antonio" del 3 giugno 2025
Ai primi di aprile un’ondata di panico ha travolto i mercati finanziari di tutto il mondo. La causa è nota. I dazi decisi dall’amministrazione Trump, imposti sul resto del mondo. Il crollo delle Borse è stato vorticoso e si è arrestato solo quando il presidente americano ha annunciato una pausa di 90 giorni nella loro applicazione. Ciò che però è sfuggito a molti osservatori sono le modalità con cui sono avvenute le vendite in Borsa. In Italia le ha rivelate il quotidiano economico «Il Sole 24 Ore», informandoci che nei giorni caldi della crisi ben il 74% dei volumi di compravendita dei future è stato gestito a Wall Street da robot trader, senza alcun controllo umano. Strumenti, questi, programmati per reagire tempestivamente alle notizie (in alcuni casi false) riguardanti le fluttuazioni dei mercati e a prendere decisioni con velocità impensabili per delle persone in carne e ossa. In poche parole, prima abbiamo affidato un enorme potere sulla vita economica del Pianeta alla finanza e poi lo abbiamo delegato alle macchine. C’è veramente da fare i complimenti all’umanità. Ma, soprattutto, c’è da augurarsi che simili meccanismi vengano al più presto regolamentati in altri settori, a cominciare da quello bellico.
di Elena Granata, in “Avvenire” di lunedì 14 luglio 2025
Da urbanista sono abituata a riconoscere nelle immagini satellitari la forma degli edifici, la trama delle strade, la densità dell’urbanizzato. Ma a Gaza è la devastazione a prevalere, un vuoto che non richiama più nulla di ciò che, fino a pochi mesi fa, era un tessuto urbano vivo. Qualcuno parla di urbicidio o di ecocidio, perché anche la natura è stata annientata, ma forse queste parole non dicono abbastanza. La scrittrice palestinese Zena Agha parla di “disinvenzione”: la volontà sistematica di cancellare l’esistenza stessa di un luogo dalla memoria collettiva. Come se quel luogo non fosse mai esistito.
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Di fulmini e tempesta
di Chiara Polita
Marsilio 2025
Le perle di Paolo. Un viaggio nelle pagine più belle dell'apostolo
di Severino Dianich
San Paolo 2025
Un giorno tutti diranno di essere stati contro
Omar El Akkad
Feltrinelli 2025