Il cantico della terra
di Stefano Mancuso
Laterza 2025
È davvero sorprendente leggere il Cantico delle Creature o Cantico di Frate Sole di Francesco d’Assisi con gli occhi, il cuore e le competenze di Stefano Mancuso, professore ordinario presso l’Università di Firenze, direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale, ne Il cantico della terra.
La poesia, quella che abbiamo conosciuto e studiato perché considerata la prima composizione in lingua volgare, quella che Francesco cantava, che anche noi cantiamo, può essere letta come una specie di vademecum straordinario per cogliere i diversi elementi che fondano la possibilità di vita sulla terra, e non solo quella umana. C’è tutto: dal sole alla morte, tutti fratelli e sorelle. Straordinario, pensando al fatto che è stata scritta ottocento anni fa!
Per ogni lassa, così si chiamano le strofe, Mancuso ci offre la spiegazione scientifica: cos’è l’elemento di cui canta Francesco, quanto è grande, come si è formato nei secoli, a cosa serve nel ciclo della vita, eccetera. Ma suggerisce anche in che senso si può leggerne l’attualità e l’importanza per la vita nella terra. Qualche esempio: nel capitolo dedicato a sora nostra matre terra, Mancuso fa riferimento all’uso povero delle risorse, cioè al fatto che dobbiamo considerare la terra e quanto esiste in essa bene comune. A proposito di frate focu, oltre a raccontare come si è fatto a datare la sua comparsa sulla terra, Mancuso sottolinea l’importanza che ha avuto nella cucina, per aver reso commestibili molti vegetali una volta cotti. Ma l’intuizione di Francesco è che attraverso il fuoco ennallumini la nocte, cioè il fuoco ha dato la possibilità di rendere chiara la notte, e quindi meno pericolosa. Infine, laddove Francesco parla di quelli ke perdonano, Mancuso vede il concetto di cooperazione come modalità evolutiva che “premia” la vita più della competizione. Queste sono solo alcune suggestioni, ma ce ne possono essere molte altre.
Il libro è arricchito da numerose monotipie dell’autore stesso, che danno un ulteriore tocco di originalità e di espressività al testo.
“Ognuno di noi dovrebbe leggere o rileggere il Cantico oggi, lasciandosi trasportare dalla musica delle sue parole. Questo canto che ci arriva da ottocento anni fa è, in realtà, un messaggio in bottiglia lanciato da Francesco nell’oceano del tempo perché arrivasse fino a noi. Non perché noi salvassimo l’autore disperso su un’isola deserta, come avviene con i convenzionali messaggi in bottiglia, ma, al contrario, perché lui, da solo, potesse, con le sue parole, salvare l’intera umanità in pericolo”.
di Anna Urbani