Per amore del mondo. Ecologia e la nuova condizione umana
di Laura Boella
Castelvecchi 2025
Il 26 marzo, alle ore 10.00, presso l’Auditorium Santa Margherita - Emanuele Severino (Dorsoduro 3689, Campo Santa Margherita, 30123 Venezia), nell’ambito del ciclo di incontri sulla sostenibilità, ideato e organizzato da Ines Giunta, verrà presentato e discusso il volume di Laura Boella, Per amore del mondo. Ecologia e la nuova condizione umana, pubblicato l’anno passato per i tipi di Castelvecchi.
Laura Boella non ha certo bisogno di presentazioni, neppure presso il grande pubblico, perché accanto all’attività di insegnamento presso l’Università statale di Milano, ha svolto e svolge tuttora un ruolo significativo nel dibattito culturale italiano, collaborando con riviste, case editrici e istituzioni culturali, contribuendo a rendere accessibili questioni filosofiche complesse senza mai rinunciare al rigore concettuale. La sua attività di ricerca si colloca al crocevia tra filosofia morale, estetica e filosofia della cultura, con una particolare attenzione ai temi dell’empatia, della relazione con l’altro, del pensiero femminile e della responsabilità etica nel mondo contemporaneo1.
Come subito vedremo, un tratto distintivo del suo lavoro è l’attenzione alla dimensione esistenziale e affettiva dell’esperienza morale, così come al rapporto tra soggettività, alterità e mondo, temi che negli ultimi anni hanno trovato una feconda declinazione nella riflessione ecologista.
Per amore del mondo si apre con una sorpresa che rompe gli schemi della saggistica tradizionale. Dopo un «Prologo» dedicato all’«ecologia integrale», l’autrice sceglie di raccontarsi in prima persona, svelando il suo forte legame con i paesaggi montani delle Alpi Marittime. È in queste pagine che la montagna, e in particolare la cima della Maledía, emerge non come semplice scenario, ma come una presenza familiare e un punto di radicamento affettivo. Attraverso il ricordo del padre, presidente del CAI, e delle estati trascorse nei rifugi della Valle Stura, Boella descrive una formazione dell’animo che passa per la durezza delle rocce e la purezza dei ghiacciai. Questo sguardo sensibile e attento si estende poi al paesaggio urbano di Milano, dove la pratica del ciclismo lungo i Navigli diventa l’occasione per riflettere sull’Antropocene. Qui, l’ibridazione tra il corpo, la tecnologia della bicicletta in fibra di carbonio e le antiche canalizzazioni di Leonardo trasforma la pedalata in un’esperienza di consapevolezza della nostra condizione attuale. Viviamo in un mondo in cui naturale e artificiale sono ormai inestricabili.
Il passaggio dalla riflessione personale sul paesaggio alla riflessione più filosofica avviene per il tramite dell’arte, in particolare attraverso l’analisi del quadro Il monaco in riva al mare di Caspar David Friedrich. L’opera richiama, secondo le parole di Heinrich von Kleist, un’esperienza del limite e del vuoto, un’esperienza di annichilimento. L’assenza di oggetti e di un primo piano abituale crea un senso di solitudine infinita, paragonabile all’Apocalisse. Nell’emozione violenta provata da Kleist – annota Boella – l’idea di natura come rassicurante paesaggio esplode, lasciando spazio all’«abisso dell’impensabile». Nel dipinto il monaco/spettatore non organizza la natura in un paesaggio costruito dalla coscienza e dall’occhio umano. Ne è parte integrante.
E tuttavia, fa notare Boella riprendendo il pensiero di Ernst Bloch, l’uomo, che non è più dominatore della natura attraverso lo sguardo e la prospettiva, ne percepisce la forza vitale proprio nel momento in cui si riconosce parte di essa. Si tratta di una visione nella quale il confine tra l’umano e il non-umano si fa estremamente poroso; la vibrante materialità di elementi semplici e quotidiani – come la sabbia, l’acqua, la creta o una cornacchia solitaria che si gonfia le piume – esprime una forma che è simultaneamente lontana e vicina alla dimensione più intima dell’esistenza umana. Il percorso seguito da Boella in queste pagine si chiude con un potente controcanto poetico: le «palpebre recise» che in Kleist segnalavano il trauma davanti allo sconfinato, diventano nella poesia Corvo nero in tempo piovoso di Sylvia Plath «palpebre issate a forza» dalla visione di un corvo nero bagnato che sotto la pioggia si aggiusta e riaggiusta le penne. In questa immagine, la poetessa non cerca più un disegno nella natura, ma lascia che la nuda presenza dell’esistente afferri i suoi sensi, concedendo una breve tregua «alla paura della neutralità assoluta».
La «porosità» del confine tra mondo umano e naturale prefigura la tesi centrale del libro: la crisi ecologica è, prima di tutto, una crisi dell’empatia e dell’attenzione. L’autrice propone dunque un radicale cambiamento di paradigma che superi tanto la distinzione cartesiana tra anima e corpo quanto la frattura tra umano e non umano. In questa prospettiva, l’empatia non è più un sentimento limitato alle relazioni interumane, ma una facoltà da estendere a tutti i viventi e allo stesso mondo materiale2.
Boella declina l’atto empatico, che è già stato l’oggetto di diversi suoi altri studi, attraverso una duplice dinamica: da un lato il mirroring, un rispecchiamento percettivo-motorio che ci permette di cogliere la forza espressiva di un volto o il canto di una balena; dall’altro il mentalising, un esercizio dell’immaginazione capace di connettere esperienze diverse senza cancellarne l’alterità. Per descrivere questo complesso processo, l’autrice ricorre al concetto di entanglement. Preso in prestito dalla fisica quantistica, il termine indica un intreccio profondo in cui le parti sono correlate indipendentemente dalla distanza. È una metafora potente per comprendere gli effetti simultanei del cambiamento climatico e la necessità di nuove forme di parentela tra specie diverse.
Nonostante l’ampiezza delle teorie sistemiche citate, Boella riporta costantemente il discorso sul piano dell’etica individuale e della «pedagogia della sensibilità». Richiamando il «gioco della campana» proposto da Bruno Latour, l’autrice invita ogni lettore a cercare un equilibrio sul terreno del «Terrestre», dichiarando che cosa fa personalmente per preservare l’abitabilità della terra. Non si tratta più infatti di inseguire un progresso illimitato, ma di trovare un nuovo «punto di atterraggio» comune.
Il volume si chiude infine con un omaggio alle pratiche artistiche e letterarie che aiutano a «pensare l’impensabile», citando opere che rendono visibile l’invisibile surriscaldamento globale.
In definitiva, Per amore del mondo è un invito a rinnovare il patto con il pianeta. Non a caso, nel «Prologo» Boella annota: «La proposta dell’ecologia integrale, formulata da Papa Francesco nell’Enciclica Laudato sỉ’ (2015), mi ha interpellata sia come filosofa sia come insegnante. […] Ho iniziato così un lavoro nell’ambito dell’ecologia segnato dalla necessità di rispondere al bisogno degli studenti di orientarsi, di ritrovare un senso dell’agire qui e ora di fronte a una realtà sfaccettata, inedita, tutta da esplorare. Due cicli di trasmissioni per la rubrica di Rai Radio 3 Uomini e profeti (2022 e 2023) dal titolo Empatia in un mondo a rischio e Re-immaginare il pianeta mi hanno poi fornito l’occasione di presentare a viva voce agli ascoltatori il panorama del dibattito ambientalista contemporaneo»3.
Sebbene l’empatia non possa bastare da sola a risolvere la crisi climatica senza l’intervento della politica e della scienza, essa rimane la condizione necessaria per ogni cambiamento reale. Come suggerito dalle voci di Hannah Arendt e Simone Weil che chiudono il testo, amare il mondo significa impegnarsi affinché esso duri, lasciando alle generazioni future una dimora in cui sentirsi ancora a casa.
di Isabella Adinolfi
Laura Boella
Per amore del mondo. Ecologia e la nuova condizione umana
Castelvecchi 2025, pp. 115, euro 15,00
Note
1) Nella sua riflessione ha intessuto un dialogo proficuo e costante con la tradizione filosofica del Novecento, in particolare con il pensiero di autrici e autori come Edith Stein, Hannah Arendt, Simone Weil, Etty Hillesum, Walter Benjamin e la fenomenologia europea.
2) Non a caso, il saggio parla di empatie, al plurale.
3) L. Boella, Per amore del mondo. L’ecologia e la nuova condizione umana, Roma, Castelvecchi, 2025, pp. 5-6.