Codice di guerra. Etica dell'intelligenza artificiale nella difesa
Mariarosaria Taddeo
Raffaello Cortina ed. 2025
I dibattiti televisivi e giornalistici sono pieni di esperti che si scontrano sulle valutazioni delle tante guerre in corso. Anche nelle famiglie e tra amici i conflitti sono forti. Per lo più sono, come si dice, litigi da bar dello sport. Pochi sono i competenti nell’uso militare dell’Intelligenza artificiale, che ha radicalmente cambiato natura e struttura della guerra. Anche queste competenze risultano però settoriali, specialistiche in ambiti specifici.
Per esperti e opinionisti sembrano estranee le analisi complessive e, soprattutto, le problematiche dell’etica e del diritto. Vale la rassegnata considerazione che “la guerra è così” e sempre sarà così, almeno da quando si usano le armi da fuoco e ogni regola cavalleresca è finita. Anzi, dalla Seconda guerra mondiale sono diventate armi legittime i massacri di civili (bambini compresi), la distruzione di città e ospedali, la fame. Si fa terra bruciata e si chiama pace. Etica e diritto sono ostacoli a questa pace. Anche due bombe atomiche sono state usate “legittimamente” dalla più grande democrazia a difesa della civiltà occidentale.
Mariarosaria Taddeo, docente di Digital Ethics and Defence Technologies all’Università di Oxford, presenta, in modo sistematico, il quadro dei problemi dell’uso dell’IA nella difesa e nella sicurezza, i diversi tentativi di elaborare codici etici e proprie proposte di regolamentazione nei processi decisionali e operativi.
Da apprezzare è la preoccupazione di fondo che percorre tutto il libro in nome del rispetto dei valori fondativi democratico-liberali che impongono la valutazione etica per uno sviluppo responsabile dell’IA.
La domanda di fondo nell’analisi dei diversi aspetti riguarda, infatti, la possibilità o meno di attribuire responsabilità per le azioni compiute dai sistemi IA per la loro limitata predicibilità e sicurezza e per la difficoltà di definire il livello del controllo umano, negli ambiti dell’intelligence, del cyberspazio, delle operazioni cibernetiche e cinetiche (i veri e propri combattimenti). Il tentativo è di collegare queste tematiche con la teoria della Guerra Giusta e con il Diritto internazionale.
La necessità di rispettare la giustizia anche e soprattutto in guerra, come scrive l’autrice, si scontra con la necessità “doverosa” di vincere il nemico con il proprio minimo danno, che è proprio della guerra. È questa la contraddizione della guerra “giusta” e della “regolazione della forza”, sempre più evidente proprio con l’uso totalizzante dell’IA, che produce cambiamenti tali da mettere in discussione “le teorie etiche esistenti” e “la teoria della Guerra Giusta” (p. 137 e ss.).
Se si vogliono considerare impieghi eticamente accettabili, “è essenziale attribuire una responsabilità morale significativa agli agenti umani coinvolti” (p. 234). Di conseguenza l’autrice analizza le condizioni secondo le quali l’impiego degli strumenti d’arma sono moralmente inaccettabili o sono ammissibili.
La versione inglese del libro è stata scritta prima dell’inizio della guerra in Ucraina e dei massacri a Gaza. Nell’Epilogo, scritto per l’edizione italiana, l’autrice constata l’irrilevanza delle ricerche e della definizione di codici dell’etica della guerra quando l’IA viene usata in violazione di ogni principio e “gli Stati e i loro leader politici ne ignorano sistematicamente le prescrizioni (p. 261).
Giustamente viene sottolineato come porsi la domanda sulla necessità della regolamentazione etica dell’IA non riguarda solo il momento della guerra, ma “i principi che utilizziamo per regolare la condotta in guerra hanno un ruolo fondamentale nel plasmare le nostre società” possono contribuire a orientare la società “verso il rifiuto della retorica bellicosa degli inizi del XX secolo, per tendere invece alla pace e alla stabilità” (p. 264).
di Carlo Bolpin