Nel nome di chi
di Valeria Collina
Rizzoli 2017
Ho avuto occasione di sentire, come si dice oggi, in presenza alla Sessione del S.A.E. (Segretariato Attività Ecumeniche) a Camaldoli, la testimonianza di Valeria Khadjia Collina, autrice di testi teatrali e attrice bolognese, madre di Youssef è morto il 3 giugno 2017 per aver partecipato all'attacco terroristico del London Bridge che ha provocato 8 morti e 48 feriti. Con l'aiuto di Brahim Maarad, ha scritto un libro che racconta questa drammatica esperienza che le ha letteralmente travolto e sconvolto la vita e la sua visione del mondo. Il libro si intitola Nel nome di chi.
Valeria Collina racconta la sua biografia, chiedendosi spesso se le sue scelte, come ad esempio andare a vivere in Marocco perché i figli crescessero in un paese dove non erano considerati “diversi”, siano state giuste. O anche che se suo figlio, che era già conosciuto dalle forze dell’ordine italiane perché aveva tentato di raggiungere la Siria attraverso la Turchia nel marzo del 2016, fosse stato fermato in Italia al limite anche in carcere o meglio controllato in Inghilterra, magari non sarebbe accaduto ciò che invece è successo. Insomma, tante domande, destinate a non avere risposta e difficilmente ad alleviare l’immenso dolore provocato dall’attentato.
L’Autrice cerca di spiegare la radicalizzazione di tanti giovani in Europa e si interroga su come fronteggiare in modo il più possibile condiviso questo aspetto terribile del nostro tempo, o, volgendo la questione in positivo, come affrontare l’integrazione culturale, sociale e religiosa delle persone che vengono in Europa da mondi altri. Propone di incoraggiare le nuove generazioni di immigrati a non vergognarsi della cultura da cui provengono le loro famiglie, a imparare anche la lingua materna, a celebrare le feste con dignità. Coloro che ospitano gli “altri” sono invitati a conoscere queste tradizioni. Gli uni e gli altri devono studiare, informarsi, approfondire, non basare le proprie scelte su strumenti di propaganda.
C’è un altro modo, più immediato di reagire alla violenza ed è la solidarietà. Nel libro vengono raccontati alcuni episodi di solidarietà, piccoli di fronte alla grandezza del male, ma significativi, come quando qualcuno ha aperto la porta della sua casa a sconosciuti perché avessero riparo dalla furia omicida dei terroristi.
La nonna di Mohammed, il marito dell’Autrice, raccoglieva le briciole di pane della tavola e le mangiava dicendo che anch’esse erano un dono di Dio. Questo gesto mi pare possa essere un consiglio o forse un monito: non gettare via nulla di ciò che nutre la vita, neanche le briciole.
di Anna Urbani