Le perle di Paolo. Un viaggio nelle pagine più belle dell'apostolo
di Severino Dianich
San Paolo 2025
L’autore docente di ecclesiologia, nel 1967 è stato tra i fondatori dell'ATI, Associazione Teologica Italiana, di cui è stato presidente dal 1989 al 1995. Autore di numerosi testi, ha scritto per il sito di Esodo articoli sul Sinodo e sull’evoluzione della dottrina della chiesa cattolica sulla pace e sulla guerra.
Nel libro vengono raccolte e presentate 37 “perle”, passi scelte dalle lettere di Paolo perché “particolarmente brillanti e capaci di parlare con molta efficacia all’uomo di oggi”, che “rischiano però di non esercitare il loro fascino sul lettore, per la complessità del pensiero e per un procedere a volte contorto e, a prima vista, non privo di oscurità e di contraddizioni” (pag. 7). Nella stessa pagina dell’introduzione, l’autore chiarisce il suo obiettivo di “rendere il contenuto godibile, possibilmente anche nella sua carica emotiva” e il suo approccio che propone i passi delle Lettere riscritti “con un periodare più lineare rispetto all’originale e utilizzando termini più facilmente fruibili dal lettore di oggi”.
Questa presentazione può dare l’impressione sbagliata che l’intento divulgativo, teso ad affascinare il lettore, diminuisca il rigore esegetico e tradisca la complessità e la severità del pensiero paolino per essere accattivante e attraente, come si usa fare spesso oggi da autori alla moda.
Il primo capitolo delinea la storia e la figura di Paolo, il contesto in cui ha operato, mostrando l’evoluzione e la potenza della sua fede e del suo pensiero, sempre preoccupato di creare l’unità nelle e delle comunità che si stavano sviluppando. La sua creatività non porta a una dottrina sistematica ma è testimonianza della sua relazione, personale e comunitaria, con Cristo nelle concrete situazioni con tutte le contraddizioni che le prime comunità affrontavano nella vita quotidiana. In queste contraddizioni si “immerge senza risparmiarsi” [...] “fino a gustarne tutta l’amarezza”, “ed è che le folgorazioni della grazia lo sollevano continuamente alla percezione sublime dell’amore di Dio che tutti e tutto sovrasta” (p. 68).
In questo senso il libro è di grande attualità per chi è in ricerca e per le chiese locali in cui i conflitti non mancano. Sinodalità rischia di essere un nuovo termine che si deve usare e poi tutto resta come prima. Paolo mostra come sia necessario immergersi in queste contraddizioni e conflitti senza ripetere le “ricette” in modo monolitico e unilaterale, ma con la libertà e la creatività (faticosa) che viene dall’essere penetrato “da Gesù nel proprio profondo”, che fa sperimentare la nascita dell’”uomo nuovo”. Stupisce la capacità di un pensiero “altissimo” di Paolo in relazione alla ricerca di soluzioni concrete dei problemi emergenti.
Ad ogni trascrizione delle “perle” segue un commento che mostra il contesto in cui vive Paolo e quello delle concrete problematiche delle comunità cristiane a cui la lettera è rivolta.
L’ultimo capitolo parla dell’inno alla carità della prima lettera ai Corinti, “la perla di tutte le perle”, che costituisce l’essenza della vita e del messaggio di Cristo vissuta, testimoniata e trasmessa da Paolo nella concretezza della quotidianità.” Se l’amore è la sintesi di tutta la morale cristiana, è anche la sintesi di tutta la fede: nulla è buono se non c’è amore” (p. 162).
Credo che la migliore conclusione di questo “invito alla lettura” sia citare ancora dal libro: “I cambiamenti che stanno avvenendo, in maniera più vistosa, in questi ultimi decenni portano con sé per la Chiesa il dovere di riprendere il motivo stesso della sua esistenza, cioè la proposta agli uomini del nostro tempo della fede in Gesù, risorto e Signore, o, se si vuole scendere al livello più elementare della sua missione, l’assicurare al mondo il permanere nella storia della memoria storica di Gesù di Nazaret e di quel messaggio che, fino a oggi, è stato una componente essenziale di tutta una determinata civiltà" (p. 159).
Passi delle lettere di Paolo vengono lette continuamente nelle cerimonie liturgiche, che costituiscono il” luogo più adatto”, ma si rischia la ripetitività senza la comprensione vitale. Questo libro è un validissimo strumento per una conoscenza che sia anche preghiera, “liturgia” nella quotidianità, ma serve anche a catechisti, a preti e a studiosi per i loro specifici compiti nelle comunità.
di Carlo Bolpin