di Maria Pia Accordini, sorella della Comunità monastica di Marango

Gesù a differenza dei Rabbi del suo tempo, nella sua vita pubblica è seguito non solo da uomini. Egli accoglie al suo seguito anche le donne, le mette a parte dei suoi segreti e dimostra sempre una particolare attenzione per le donne che incontra sulla sua strada fino a cambiare i suoi programmi e a imparare dalla loro tenacia e dalla loro libertà. In tutti quattro i vangeli troviamo vari episodi che ci raccontano questo. Tra questi testi ho scelto per la mia riflessione l’incontro di Gesù con Marta e Maria che troviamo nel capitolo dieci del vangelo di Luca (Lc 10,38-42), perché dà la possibilità di soffermarci sul nostro rapporto con Dio e i fratelli.
Prima di affrontare il testo ci fermiamo un attimo al contesto in cui questa breve pericope è inserita. Notiamo che è preceduta dalla parabola del buon samaritano e seguita dal brano in cui Luca narra come Gesù insegna ai discepoli a pregare, a entrare in relazione con il Padre.
Gesù dunque dopo una giornata faticosa a Gerusalemme si avvia verso Betania. Lì ci sono i suoi amici (cfr. Gv 11,5), una casa dove potrà trovare ristoro, una calorosa accoglienza, una fraterna ospitalità, al riparo dalle discussioni con scribi e farisei.

«Mentre erano in cammino, [Gesù] entrò in un villaggio e una donna di nome Marta lo ospitò. Ella aveva una sorella di nome Maria, la quale seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola» (Lc 10,38). 
È interessante notare che il testo sembra sorvolare sull’ospitalità di Marta, la padrona di casa, per soffermarsi invece sull’atteggiamento di Maria che ai piedi di Gesù, rapita, lo ascolta. Marta accoglie l’ospite con i gesti, Maria si lascia accogliere da Gesù, desiderosa di ascoltare ancora una volta la sua parola. E notiamo che Maria non è in “estasi” di fronte a Gesù, ma seduta ai suoi piedi, in un atteggiamento che è quello del discepolo. E questa è una grande libertà che Maria si prende e che Gesù incoraggia! Nessun maestro del tempo avrebbe accettato un tale atteggiamento da una donna perché solo agli uomini era permesso mettersi in ascolto di un Rabbi. «Ora invece è proprio Maria a essere presentata come figura esemplare di discepolato»1. Prendendo a prestito un’espressione di don Angelo Casati possiamo dire che anche qui Gesù “sconfina”. E Maria ci ricorda che la prima cosa per essere discepoli è ascoltare il maestro. Stare con lui senza altri pensieri, cuore e mente unificati nell’ascolto, senza paura di perdere tempo, senza paura che il servizio, pur necessario, ne risenta. Gesù stesso ci suggerisce questa interpretazione. Leggiamo nel vangelo di Marco: «Li chiamò perché stessero con lui. E per inviarli.» (Mc 3,14). Fermarsi e ascoltare Gesù, accoglierlo non solo nella nostra casa ma nel nostro cuore, nella nostra vita è la strada per crescere nella comunione con lui, per condividerne i pensieri, per unificare la nostra vita attorno a lui e avere in noi i suoi stessi sentimenti. Stare in compagnia di Gesù è fondamentale anche per il nostro servizio, anche per la missione della chiesa nel nostro tempo: non dispensatori di servizi, ma testimoni di una relazione che salva.
Torniamo a Marta. Marta è una donna generosa, concreta, nel testo sembra essere la padrona di casa e come tale si attiva per accogliere con larghezza il suo ospite, perché alla sua ospitalità, così importante in quell’ambiente, non manchi nulla. Ma alla fine è talmente presa dal suo fare che non lascia spazio ad altro e agli altri, senza chiedersi di cosa il suo ospite abbia realmente bisogno in quel momento. Con il suo fare rischia di non accogliere né il fratello, né Dio. Ed è talmente presa da se stessa che entra in una logica di mormorazione e di giudizio non solo nei confronti della sorella, ma anche verso Gesù a cui si rivolge con un linguaggio duro, che stona col suo voler essere accogliente, pretendendo di essere da lui ascoltata, mentre dovrebbe essere lei ad ascoltare Gesù.  

«Signore, non vedi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille di aiutarmi!».
La risposta di Gesù è un rimprovero dolce, da cui non traspare un giudizio, piuttosto un invito anche per Marta a fermarsi per godere della sua amicizia e comprendere ciò che davvero conta nella vita.  

 «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose: ma una sola è la cosa importante. (v. 41).
Gesù rimprovera Marta per la sua preoccupazione e per l’affanno che mette nel suo servizio, al punto che il fare prende il sopravvento su tutto, anche sull’ospitalità che lei voleva offrirgli. Gesù non sottovaluta il suo servizio, ma vuole sottolineare una priorità: per il discepolo, e noi oggi leggiamo, per il cristiano, prima di tutto c’è l’ascolto di Gesù, della sua Parola, mettere lui e non noi stessi al centro della nostra vita e del nostro agire. Fare troppo, agitarsi, compromette anche il senso dell’agire, che può diventare ricerca di se stessi e non del Regno di Dio, come ci ricorda un altro passo del Vangelo: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6,33).
Gesù ripete a ciascuno di noi: non lasciarti sommergere dalle cose da fare, ma prima di tutto ascolta la voce del Signore, per poter poi svolgere bene nella carità e nella pace il tuo servizio.  

«Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta» (v. 42).
E questa è la parte buona che Maria ha scelto: mettere la relazione con Gesù al centro della sua vita e non stancarsi di ascoltarlo. È come se Luca in questa scena volesse indicarci come amare Dio con tutto il cuore… Se con la parabola del samaritano ha risposto alla domanda del dottore della legge che chiedeva come amare il prossimo (cfr. Lc 10,25.29-37), per mostrarci come amare Dio con tutto il cuore (cfr. Lc 10,27), non ci racconta un’altra parabola, ma ci presenta Maria che seduta ai piedi di Gesù lo ascolta dimenticando tutto il resto. Scrive Lidia Maggi: «Non sono i rappresentanti ufficiali della religione, né i discepoli maschi a offrire a Gesù l’immagine di chi ama Dio “con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”, ma un’amica che ai suoi piedi lo ascolta, rapita»2.
Maria ha colto la sola cosa che conta: di uno Solo c’è bisogno, di Dio che va accolto nell’ascolto.
In questo testo non c’è dualismo, non c’è contrasto tra l’amore di Dio e l’amore per i fratelli, tra preghiera e azione. Nella vita cristiana al centro c’è Gesù, il suo stile di vita, le sue scelte. Da lì tutto prende luce e forza e per questo è necessario tempo, silenzio, docilità. Stare con Gesù non è un dolce far niente, ma prendersi il tempo per stare con il Maestro e imparare a diventare discepoli. E il discepolo è colui che da Gesù impara ad amare il Padre, a crescere nella comunione con Dio e ad amare i fratelli con la stessa passione, la stessa gratuità, a cominciare dai più piccoli, poveri, esclusi come il Signore ci ha mostrato nella sua vita.
Papa Francesco riassume molto bene tutto questo: «nella nostra vita cristiana preghiera e azione siano sempre profondamente unite. Una preghiera che non porta all’azione concreta verso il fratello povero, malato, bisognoso di aiuto, il fratello in difficoltà, è una preghiera sterile e incompleta. Ma, allo stesso modo, quando nel servizio ecclesiale si è attenti solo al fare, si dà più peso alle cose, alle funzioni, alle strutture, e ci si dimentica della centralità di Cristo, non si riserva tempo per il dialogo con Lui nella preghiera, si rischia di servire se stessi e non Dio presente nel fratello bisognoso. […] È dalla contemplazione, da un forte rapporto di amicizia con il Signore che nasce in noi la capacità di vivere e di portare l’amore di Dio, la sua misericordia, la sua tenerezza verso gli altri» (Angelus 21 luglio 2013).

 

 


Note

1)  L. Fallica, La rugiada e la croce. La fraternità come benedizione, Ancora Editrice, Milano 2001, p. 111.
2) L. Maggi, L’evangelo delle donne. Figure femminili nel Nuovo Testamento, Claudiana srl, Torino 2010, p. 49.