di Carlo Beraldo

Appaiono assai sconcertanti le motivazioni che il sindaco di Venezia Venturini ha portato a giustificazione del rifiuto all’avvio di una moschea dedicata alla preghiera per i cittadini e i residenti locali di religione musulmana originari del Bangladesh.

Volutamente tralasciando la contrastata valutazione sugli aspetti normativi connessi al progetto di attuazione dell’edificio, quello che impressiona è l’insieme delle altre motivazioni che, a detta del sindaco, paiono dirimenti per la risoluzione della questione e che possono essere sintetizzate nell’affermazione: “Finché la comunità bengalese non si integra come hanno fatto altre comunità, non può esserci discussione” ("Gazzettino" 27/08/2026). Già un’affermazione di questo tipo fa rizzare i capelli a qualsiasi soggetto con un minimo di competenza psico-sociale: com’è possibile esprimere un giudizio fortemente generalista nei confronti di una comunità composta da circa 10.000 soggetti, di età e genere diversi, e con impegno professionale (sicuramente maggioritario per i maschi adulti) non esclusivamente dedicato ai cantieri navali di Marghera o ai negozi di prossimità?

Lascia ulteriormente stupiti l’articolato elenco delle mancanze che il Venturini cita: “la questione dello smaltimento rifiuti. […]  la gestione dei negozi e il rispetto delle regole di decoro e igiene […] il ruolo delle donne. Le donne bengalesi, salvo rari casi, non sono integrate nella vita della città, vediamo in giro veli integrali, c’è un problema di insegnamento linguistico e di educazione sanitaria, di ingresso nel mondo del lavoro” ("Gazzettino" 27/08/2026). Ebbene, afferma il sindaco: “se da qui ai prossimi mesi spariscono gli abbandoni dei rifiuti che avvengono in tutto il territorio, se nei minimarket si rispettano i regolamenti e si tengono le vetrine in ordine, se le donne partecipano a percorsi di apprendimento della lingua italiana e smettono di indossare i veli integrali in città, allora si può ricominciare a discutere”. Come a dire, sono queste le vere questioni che portano Venturini a opporsi alla costruzione della moschea!

Ebbene, da codeste affermazioni, emergono una serie di ulteriori considerazioni.

Innanzitutto, se risultasse vera la genericamente citata questione igienica, questa farebbe emergere l’inadeguatezza dei servizi pubblici a svolgere efficacemente la propria funzione e ad applicare le norme di sicurezza su tale questione. Quello che appare ben più preoccupante sono le altre questioni citate: donne non integrate nella vita della città, insegnamento linguistico ed educazione sanitaria, frequenza scolastica dei minori, ecc. Pertanto, intende affermare il sindaco: tali questioni non attengono minimamente a me e alla mia amministrazione o ad altre amministrazioni pubbliche (Azienda ULSS3) ma, voi membri della comunità bengalese vi dovete autonomamente mobilitare per risolvere codeste questioni! Mi domando: può un amministratore pubblico ragionare ed esprimere tali convinzioni riguardo a persone che vivono e operano nella propria città? Non sente alcuna responsabilità nel merito? E meno male che durante la campagna elettorale emergeva dal suo curriculum la lunga esperienza negli ambienti cattolici e la frequenza ai corsi della diocesi veneziana dedicati alla Dottrina sociale della Chiesa! 

Non è da meno la vice sindaco Francesca Zaccariotto che, accanto alla condivisione del “pensiero” del sindaco, si è risentita con la direzione di Fincantieri per l’eccessivo coinvolgimento di lavoratori provenienti dal Bangladesh nei propri cantieri locali, tanto da suggerire  a codesta direzione (post su FB riportato dai quotidiani locali del 17/12/2025) il trasferimento della costruzione delle navi nel Bangladesh, con annesso trasferimento dei lavoratori e relative famiglie in quella nazione, provocando la netta protesta delle organizzazioni sindacali, evidenziando con tale suggerimento la tendenza alla piena rimozione delle problematiche sociali connesse alla presenza dell’articolata comunità dei bengalesi.

Non stupisce il netto appoggio a quanto espresso da Venturini manifestato da Anna Maria Cisint, europarlamentare della Lega ed ex sindaca di Monfalcone e tuttora membro della giunta monfalconese, più volte intervenuta anche a Mestre contro il progetto della moschea ("Gazzettino" 27/08/2026), stante l’analoga situazione presente in quella città (e analoga richiesta alla direzione di Fincantieri di spostare nel Bangladesh i propri cantieri navali colà operanti; richiesta bloccata dal presidente della regione, pure della Lega). A proposito dell’europarlamentare Cisint va ricordato quando da sindaco, nell’estate del 2024, ha vietato il gioco del cricket ai ragazzi bengalesi e non solo, perché considerato un gioco non attinente alla cultura locale. In contrasto con tali vaneggiamenti vanno invece segnalati, sempre a Monfalcone, l’azione di due parroci - don Flavio Zanetti e don Paolo Zuttion, vicario generale dell’Arcidiocesi di Gorizia, che in più occasioni hanno valutato criticamente le scelte dell’amministrazione comunale, specie con riguardo agli impedimenti di questa amministrazione all’esercizio collettivo della preghiera da parte dei residenti bengalesi di religione musulmana; va citato che nel febbraio scorso, per l’esercizio religioso del Ramadan, i due parroci hanno messo a disposizione ampi spazi di competenza delle rispettive parrocchie e questo all’insegna del “Collaborare e camminare insieme anche se diversi; questa volontà cresca anche in chi governa per valutare cammini di condivisione” ("Voce Isontina", 23/02/2026). Non si può quindi che condividere la dichiarazione del Patriarca Francesco Moraglia finalizzata “all’instaurazione un dialogo costruttivo tra Comune, città e comunità islamica bengalese per riuscire a condividere punti comuni su cui convergere per lavorare insieme...” ("Gente Veneta" 28/08/2026). È augurabile che questa amministrazione comunale veneziana accolga questo invito, ne va della sua credibilità come istituzione costituzionalmente democratica.