di Samuele Marziali
io non credo più
nelle tasche piene di promesse
e nelle vene iniettate di polvere da sparo
io non credo più a chi ti insegna a marciare
prima ancora di camminare
che la dignità ha la forma di un fucile
che il destino veste mimetico
e il mondo sia guerra-centrico
io non credo più a una targhetta addosso
segnato come un codice,
senza volto.
io non credo più allo "Spara! Spara! Spara e non pensare
che il tuo dovere è uccidere non parlare"
io non credo più alle parole "Traditore"
"Vigliacco"
come se il coraggio fosse una pallottola
e non il rifiuto di spararla cazzo.
io non credo più alla paura di morire
ma a quella di diventare il confine tra vivere e sparire,
la morte di qualcun altro un nome nel fango
una storia spezzata da un grilletto stanco.
io non credo più nell'annegare nel rosso del campo,
io sceglierei il fango,
perché una vittoria così ha un sapore troppo amaro.
E se devo cadere
voglio farlo davanti alla violenza con la mano aperta,
non dietro un grilletto
con l'anima serrata
in una morte incerta.
io credo a chi cammina senza armi
solo con la sua voce,
figlia di tutte quelle che sono state messe a tacere,
io non credo più che sotto gli occhi indifferenti di un dio
tiranno
possano continuare ad usare il sangue come cemento armato
non credo più nella cattiveria del genere umano
mascherata da stato sovrano
io non credo più
non credo più nella violenza,
quella giustificata
tramandata
esasperata io non credo più in un'etica plasmata
fuorviata, indottrinata,
senza scrupoli segregata, incatenata
e in una divisa consacrata
io non credo più nell'ordine impartito,
nell'ordine prestabilito,
nei politici e generali con i loro dogmi a mena dito
alla violenza come partito, all'odio inculcato sin dall'asilo
io non credo più
a chi chiama "giusto" l'assalto,
a chi misura il valore
coi chilometri di sangue versato,
a chi non dà il minimo spazio
al dubbio
come peccato.
Non credo all'obbedienza cieca,
alla retorica secca,
a chi ti parla di patria
mentre stringe l'impresa,
e vende i tuoi sogni
per un'arma più spessa.
Non credo ai confini scolpiti
da chi non li ha mai abitati,
alle ragioni scritte in grassetto
prima che i fatti siano nati. Non credo ai santi col fucile,
alle preghiere ostili,
alle armi che parlano pace
mentre spargono fili
di destini sottili,
tranciati come profili
che svaniscono su di un campo bruciato.