di Mara Rumiz

Il 90% delle vittime delle guerre sono civili, un terzo dei quali bambini. E’ quindi questo il nemico? Chi paga il prezzo della guerra? La più aberrante in assoluto, diffusa e costante violazione dei diritti umani è la guerra, in tutte le sue forme. Cancellando il diritto di vivere, la guerra nega tutti i diritti umani. Come le malattie, anche la guerra deve essere considerata un problema da risolvere e non un destino da abbracciare o apprezzare. Un mondo senza guerra è un’utopia che non possiamo attendere oltre a vedere trasformata in realtà. (Gino Strada. “Abolire la guerra unica speranza per l’umanità”. Discorso alla cerimonia del Right Livelihood Award 2015).

Siamo nel pieno di una guerra alle porte di casa.

Da quando la Russia ha iniziato l’invasione dell’Ucraina il 24 febbraio 2022, il tema della guerra è diventato centrale nell’informazione data dai massmedia. Ma come ci viene raccontata la guerra? Viene mai detto che nove su dieci vittime, tra morti e feriti, è costituita da civili? Che i militari russi mandati al fronte sono ragazzi giovanissimi, quasi sempre poveri, senza alcuna preparazione militare, vittime essi stessi della guerra?

Bobbio nel suo libro Problema della guerra e le vie della pace faceva presente come esista anche un problema di linguaggio: la guerra si definisce in positivo, come lotta armata tra Stati, mentre la pace è definita in negativo, come assenza di guerra.
A sentire i telegiornale o a scorrere i titoli della stampa l’opzione guerra è l’unica contemplata come risposta all’attacco deciso da Putin. Gli Stati Uniti e i Paesi facenti parte della NATO riforniscono l’Ucraina di armi sempre più potenti e sofisticate. Il continuo aumento degli armamenti, sia da una parte che dall’altra, non fa altro che prolungare il conflitto e rafforzare il rischio di un suo allargamento anche contemplando l’uso di armi non convenzionali.
Fa venire i brividi sentire la leggerezza con cui giornalisti e capi di Stato parlano di terza guerra mondiale e di uso dell’atomica. Un po’ alla volta fanno diventare questa prospettiva “normale”, un’ipotesi come le altre da mettere nel conto.
Chi prova a mettere in dubbio l’ineluttabilità della guerra e a spingere verso altre strade, soprattutto quella diplomatica per arrivare a un trattato di pace, viene tacciato di essere filoputiniano.

Di questo si è parlato nel corso della presentazione del libro di Nico Piro Maledetti pacifisti. Come difendersi dal marketing della guerra, organizzata da Emergency presso la sede della Giudecca. A dialogare con lui c’era Roberto Reale.
Ora, a differenza del 2003, quando venne fatta un’imponente manifestazione contro la guerra in Iraq, il pensiero critico è quasi scomparso e la guerra viene epicizzata mentre i pacifisti vengono accusati di volere la resa e, quindi, la scomparsa dell’Ucraina. Persino il Papa viene oscurato dai massmedia.
Quello che i due giornalisti chiedono è che si ristabiliscano le condizioni affinché le informazioni, le criticità, i dubbi, la complessità della situazione vengano rese note alla pubblica opinione.

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Nico Piro è giornalista e scrittore, inviato del TG3 e da anni si occupa di aree di crisi e zone di guerra. Tra i suoi ultimi libri Afghanistan Missione incompiuta, Corrispondenze Afghane, Kabul, crocevia del mondo e Maledetti pacifisti.

Roberto Reale, caporedattore alla RAI del Veneto e successivamente vicedirettore della Testata Giornalistica del TG 3 Veneto e di Rainews 24. Si occupa di fenomenologia della comunicazione e dell’evoluzione dei media, degli effetti concreti che le nuove tecnologie hanno sulla società. E’ docente di linguaggio radiotelevisivo e coordina il progetto Media e democrazia.