
...
a cura di Carlo Beraldo, Carlo Bolpin, Vittorio Borraccetti
Con questo fascicolo della rivista, continua la riflessione avviata con il numero dedicato a Patria e Democrazia, dove si è evidenziato il rischio del ritorno anche in Italia di un’idea di patria-nazione costruita in contrapposi- zione a quella di altri popoli, con l’uso strumentale della stessa religione cristiana, ritenuta costitutiva di un’identità che si vuole propria dell’intero Occidente, chiamato a difendere i propri confini territoriali e culturali.
Diversi sono i significati attribuibili al concetto di Giustizia. È riferito a una qualità di rapporti tra le persone fondata sul rispetto e sul riconoscimento reciproco di diritti e doveri. Evoca l’aspirazione a una società le cui istituzioni assicurino a ciascuno le condizioni per un’esistenza dignitosa. Rimanda alle norme ritenute necessarie per la gestione di situazioni conflittuali o per la valutazione dei comportamenti ritenuti offensivi della pacifica convivenza. L’applicazione di queste norme a tali concrete circostanze compete al Giudice, dando evidenza al collegamento esistente tra Giustizia e Diritto. Ma l’esperienza storica ci dice che spesso la legge è l’espressione del più forte e che molte leggi sono state ingiuste o sbagliate e possono esserlo ancora, a sottolineare che il Diritto si configura disciplina del comportamento umano mentre la Giustizia implica istanze di natura morale. Può quindi accadere che anche negli ordina- menti democratici, dove il più forte è colui che tramite le elezioni ha il maggior consenso da parte dei consociati, esistano leggi ritenute ingiuste.
Nella competizione elettorale, si misurano progetti politici diversi e l’esperienza di questi decenni ci dice che alcuni progetti politici perseguono modelli di società caratterizzati da rivendicazioni identitarie, discriminanti verso chi non si riconosce nelle corrispondenti concezioni valoriali, indifferenti verso le disuguaglianze socio-economiche e alle negative conseguenze sulla vita delle persone. Sono questi, semplificando, i propositi dell’autoritarismo e del neoliberismo che si accompagnano a un logoramento culturale che, modificando i criteri valutativi dell’esistenza, determina alterazioni nella vita civile e a processi di accentuato individualismo.
Tutto questo in uno scenario che vede una convergente particolare visione della democrazia e della libertà, la prima ridotta al momento elettorale, che consegnerebbe al vincitore delle elezioni il diritto di governare senza limiti e interferenze, la seconda riconosciuta soprattutto all’impresa, con il rifiuto di regole a tutela degli interessi generali. Diviene allora importante richiamare l’importanza dello Stato costituzionale di diritto e, specificamente per la società italiana, il primato giuridico della Costituzione, i cui principi fondamentali e le cui norme della prima parte impongono una direzione giuridicamente obbligata verso una convivenza sociale in cui siano effettivamente garantiti e tutelati libertà e diritti, rifiutate le discriminazioni e siano perseguite politiche per la riduzione delle disuguaglianze. In particolare, va richiamata la fondamentale norma dell’art. 3 sul principio di uguaglianza, che dopo aver affermato la pari dignità e l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, indica come compito della Repubblica e delle sue istituzioni, quello di operare per rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che di fatto limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini e impediscono il pieno sviluppo della persona umana. La Costituzione lascia libertà a progetti di diverse ispirazioni ideali, ma impone agli stessi di essere coerenti con le indicazioni normative dei principi generali e della prima parte sui diritti e doveri dei cittadini.
La pluralità di significati del concetto di Giustizia ha indotto la redazione ad affrontare il tema da più versanti, utilizzando il contributo di vari esperti con curriculum formativi e professionali diversi. Accanto ad approfondi- menti riguardanti i caratteri valoriali della Giustizia, il rapporto di questa con la Democrazia e la dimensione sociale della Giustizia, si è inteso approfondire il complesso funzionamento dell’amministrazione della Giustizia nella sua espressione normativa, il Diritto. Il tema della sicurezza, che costituisce spesso pretesto per il compimento di progetti autoritari, è stato analizzato insieme al problema della pena in un tempo in cui si moltiplicano le leggi che prevedono nuovi reati e aumentano le pene per reati esistenti, a fronte di gravi limiti nell’azione di risocializzazione verso le persone con- dannate. Ancora, è stata data evidenza al permanere della questione di genere, pur in presenza dell’affermarsi nella legislazione e nella pratica giudiziaria della voce e dei diritti delle donne, al tema dell’indipendenza della magistratura, di particolare attualità per l’insofferenza dei progetti politici ispirati all’autoritarismo verso le forme di controllo di legalità anche sugli atti del potere esecutivo.
Problematica di non facile soluzione è l’individuazione dei principi fondamentali richiamanti la Giustizia e presenti nelle Costituzioni degli Stati democratici, attinenti soprattutto alla materia dei diritti umani basilari, peraltro sostenuti da attinenti convinzioni etiche. Ci si è chiesti se questi diritti abbiano bisogno di un fondamento aggiuntivo rispetto alla norma giuridica, in quanto prodotto umano e storico, sempre a rischio di reversibilità. Per alcuni è il diritto naturale che fa riferimento a un ordine giuridico virtuale, per altri il fondamento è di natura trascendente, non necessaria- mente riferito a un Dio. L’interrogativo resta aperto. Possono aiutare le riflessioni sui significati dati alla Giustizia e rilevabili nel Vecchio e nel Nuovo Testamento dove esplicito è l’invito a porre segni di un mondo giusto e quindi il dovere di tutelare i deboli, i poveri, le vedove, i migranti dalla sopraffazione dei potenti di qualsiasi specie.