a cura di Beppe Bovo, Matteo Menegazzo                                            

Questo numero tratta di etica in campo economico raccogliendo gli stimoli offerti dal n. 4/2019 che aveva come tema le diseguaglianze generate dalle politiche economiche degli ultimi quarant’anni. Oltre a riproporre un’analisi delle problematiche indotte dal neoliberismo, si vuole dare spazio a quelle forze positive (pensatori, imprenditori, lavoratori) che tentano di proporre un sistema impresa basato su valori differenti. Gli economisti, salvo rare eccezioni, attribuiscono all’ideologia liberista, o ad alcuni suoi aspetti, le profonde crisi che il mondo sta attraversando. L’idea che fosse possibile un’illimitata crescita della ricchezza ha causato il depauperamento delle risorse con conseguenti danni ambientali, probabilmente irreversibili. Pure la pandemia causata dal Covid 19 può essere attribuita all’aumento di zoonosi generato dagli squilibri ambientali. Non meno negativa è la crisi sociale e antropologica derivante dalla concezione di “essere umano” coltivata dall’ideologia neoliberista:
- come “agente rappresentativo”, una sorta di aggregato di dati statistici economici spendibili a fini commerciali; essere virtuale, privo di cultura, di relazioni, di valori; un consumatore standard che possa influenzare le tendenze del mercato, ma che ne è a sua volta coccolato, servito, manipolato;
- come “forza lavoro”, sottoposto alle leggi di mercato, sfruttato al minor costo possibile quando utile, scartato quando non più funzionale alla macchina del profitto;
- come detentore di capitali cui tutto è permesso poiché portatore di ricchezza, che ha il diritto di anteporre i propri interessi alle leggi statali, all’ambiente e al proprio prossimo.
Quest’idea di essere umano è espressa anche a livello sociale da disvalori come l’individualismo, la meritocrazia nella sua accezione peggiore, la cultura dello scarto. La politica si è resa complice accogliendo, poi subendo fino a sottomettersi alle leggi del mercato neoliberista. In questo contesto la finanza ha imposto agli Stati strumenti di valutazione politico-economica (agenzie di rating), ha generato una condizione di crisi economica in tutto il mondo (dal 2008 in poi). La macroeconomia ha influenzato valutazioni e decisioni politiche sui parametri ambientali chiaramente allarmanti e segnalati dal mondo scientifico ma snobbati per troppo tempo dai paesi industrializzati. La politica ha rinunciato al suo ruolo di mediazione nel prendere le decisioni fra interesse economico e valutazioni d’impatto sociale e ambientale. La pandemia ha evidenziato il depauperamento dei servizi sociali sottoposti alle leggi di mercato. Scuola, assistenza sanitaria, assistenza sociale hanno mostrato le loro carenze che sono state tamponate dall’intervento straordinario dello Stato ma anche da volontariato e solidarietà. La persona non è solo un consumatore: vive in un contesto sociale, affettivo, è relazione, e questa dimensione va considerata come elemento costitutivo e fondamentale dell’essere umano, oltre che come risorsa.
Ora è obbligatorio per la sopravvivenza della specie e del mondo intero un deciso cambio di direzione verso uno sviluppo economico sostenibile. Da tempo, e a diversi livelli, sono in movimento persone e idee di cambiamento. Nel 2015 le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 che ha tracciato la via della sostenibilità ai paesi membri. Porta la stessa data l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco che affida al mondo economico un ruolo importante nel processo di cambiamento. Sul solco dell’enciclica, nel novembre 2020 si è tenuto ad Assisi il Convegno “Economy of Francesco” da cui è nata la “Carta di Assisi”, documento propositivo elaborato dai giovani economisti. Nel 2016 è nata ASviS che, composta da 292 organizzazioni della società civile italiana, rappresenta un importante strumento di analisi strategica e di educazione sociopolitica. Banca Etica dimostra come non solo sia possibile ma anche vincente un modello di finanza che recuperi il suo originario ruolo di sostegno allo sviluppo economico. Forti segnali arrivano dall’Unione Europea che, oltre a dare indicazioni precise sulle politiche economiche e sociali da adottare, con l’istituzione del Recovery Fund ha dettato una linea di sviluppo che rappresenta un decisivo cambio di rotta.
All’interno di quest’articolata situazione ci siamo posti la domanda se sia possibile uno sviluppo economico sostenibile, in cui far profitto, creare benessere economico adottando governance che considerano valori positivi e non costi il rispetto per l’ambiente e dell’essere umano, senza per questo perdere competitività sul mercato. Si tratta in parte di una scommessa e non di utopia. Abbiamo, infatti, voluto dar voce a imprenditori che considerano la sostenibilità un’opportunità da cogliere in un mercato ormai decadente. Qualcuno potrebbe maturare il sospetto che queste siano operazioni di marketing a basso costo, e in alcuni casi il dubbio è lecito. Una risposta deve venire dalle scelte commerciali operate da consumatori informati che devono influenzare le tendenze economiche. In queste pagine, però, viene anche raccontato il recente modello di azienda B Corp, uno status che viene aggiunto alle Società Benefit. Vera e propria istituzione giuridica, approvata dal 2016 dallo Stato italiano, la SB implica un cambio di finalità aziendale. Lo scopo unico non è solo quello di produrre utili, ma anche di portare beneficio a persone, comunità, ambiente e avere finalità sociali. Sono vere e proprie aziende for profit, ma pure for benefit. Il far parte del mondo B Corp prevede un ulteriore impegno: sottoporre costantemente a valutazione il proprio operato sulla strada della sostenibilità. Lo status di B Corp è difficile da ottenere e arduo da mantenere. I benefici che si ottengono in cambio non sono chiari: un po’ di marketing positivo non ripaga degli sforzi richiesti. La spinta deve essere una forte convinzione morale e una forma operandi autentica.
È ancora troppo presto per valutarne successi o fallimenti, ma la strada è tracciata nella convinzione che il vecchio modello socio-economico non è più percorribile.