Rivista

a cura di Paola Cavallari, Laura Tagliabue                                            

Siamo veramente in “esodo”? Siamo in cammino a “partire da noi” (lasciando cioè affiorare la nostra vita, il nostro essere, la nostra singolarità)? Domandiamocelo.
Da qualche tempo, Esodo ha deciso di provare a interrogarsi sulla questione delle relazioni tra donne e uomini, considerandola fondamentale e imprescindibile per un dialogo vero e proficuo. Ora compiamo un altro passo, e approdiamo al tema: maschilità.
Se il mettere in atto offese, minacce, vessazioni, soprattutto nei confronti del genere femminile, è un fenomeno che riguarda certamente una parte circoscritta di uomini (comunque numerosa), la stragrande maggioranza di essi, ma anche di molte donne, non mette in discussione la cultura che sta alla radice e fornisce i presupposti, gli alibi, le giustificazioni ai comportamenti devianti sopra citati. Questo è un punto decisivo che è emerso.
In occasione di un ennesimo femminicidio, il giornalista Antonio Politi, che in genere non si espone su questioni di genere, pubblicò un articolo sul Corriere della Sera - il 3.12.2019: «Ci deve essere - scrive il giornalista - un pericoloso grumo di pensieri e sentimenti comune e tutti gli uomini, di qualsiasi provenienza sociale e culturale, che li spinge a rivolgere contro le mogli e le compagne quel carico di violenza che nel resto delle loro relazioni sociali non si sognerebbero mai di usare... Dovremmo spingerci a riflettere su quel «quid»; occorre allora guardare anche dentro di noi... siamo di fronte a una questione sociale, a un conflitto culturale; e non alla devianza di un gruppo, seppur cospicuo, di maschi. Ed ecco perché a noi uomini, che non abbiamo mai alzato un dito contro una donna, non può bastare davvero congratularci con noi stessi e fingere che i violenti siano degli alieni, estranei alla nostra cultura».
Questo ragionare semplice e onesto ci pare porre con chiarezza la necessità di sviscerare, tutti e tutte, quel pericoloso grumo di pensieri di cui si parla. «Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla», disse Martin Luther King. Non tutti gli uomini, al pari delle donne, sono direttamente responsabili per i mali che il patriarcato ha inflitto, ma lo siamo se non assumiamo di essere parte attiva di processi trasformativi, possibilmente insieme, donne e uomini.
Pensiamo sia un dovere, prima che un esercizio intellettualistico, risalire dunque alle origini, perlustrare quella componente culturale/antropologico/sociale, ma anche religiosa, che è la costruzione della maschilità, un amalgama di prescrizioni/attese di ruolo talmente inscritto nella carne da essere aprioristicamente assunto come naturale, mentre tutte le scienze umane ci avvertono: così non è.
Vogliamo sollevare interrogativi. I più elementari non sono solo legittimi, ma centrali. Il primo: il ruolo in cui la mentalità patriarcale ha costretto gli uomini ne fa dei privilegiati, o piuttosto delle vittime? Se c’è abbastanza consenso nell’affermare che i modelli dominanti interdicono la libertà di scelta alle donne, ciò molto raramente si dice per il maschile. Perché è così raro che i maschi si espongano su questo in termini di coscienza critica, matura, non segnata dalla aproblematicità, da tinte nostalgiche, più o meno intrise di risentimento? Quelle prescrizioni che attribuiscono al maschio il compito di incarnare la Legge del Padre non sono forse le stesse che gli ingiungono (per lo più tacitamente) il dovere di render conto dell’esser veramente maschio che gli impongono vincoli, solitudini, amputazioni e fratture con parti di sé, òneri - in primis l’attitudine “allo scontro, che ogni uomo si vede imporre dal dovere di affermare in qualsiasi circostanza la sua virilità” (Bourdieu) e la corrispondente vergogna della propria vulnerabilità? Perché prostituzione e pornografia vengono considerati come fenomeni inevitabili, “in fondo” naturali? Perché manca attenzione scrupolosa all’incremento vertiginoso tra i giovani del consumo di siti porno e di materiale amatoriale nei socials terreni su cui prolifera una vera e propria cultura dello stupro? Perché le discipline storiche per lo più ignorano la componente virilista che ha innervato il cuore delle ideologie dei regimi totalitari del secolo scorso? Perché resta un non detto il dato che sono uomini/maschi coloro nelle cui mani è detenuta la gestione economico-politica? E venendo alla attualità: perché si trascura, o meglio si ignora, il nesso strettissimo che esiste tra virilismo e i rigurgiti di sovranismo a cui si assiste continuamente? E i perché potrebbero continuare.
Chi ha organizzato il numero non ha uno sguardo neutro, anche perché crediamo che l’onestà stia piuttosto nell’assumere la propria parzialità, cioè riconoscere di vedere il mondo dal limite rappresentato dal proprio punto di vista, facendo così del limite un valore che dischiude alla postura del decentrarsi e del confronto costruttivo. Nostro convincimento è che viviamo in una economia simbolica e materiale di dominio maschile, in “una società interamente organizzata secondo il principio del primato della mascolinità” (Bourdieu), anche quando ciò non appare di prima evidenza. Garantendo, come di consuetudine, massima libertà dei loro pareri, abbiamo chiesto a collaboratori/trici di elaborare il tema; dando una prevalenza numerica a uomini: urgeva ascoltare le voci di uomini che tematizzano sulla maschilità, proprio a partire dal loro genere. Non a caso ciò è assai raro - soprattutto in campo religioso - e una svolta è non solo
auspicabile, ma sarebbe un segno profetico. Ci siamo rivolte a credenti, di diverse confessioni e agnostici: siamo anche un periodico laico, e che ama muoversi nello spirito del dialogo senza barriere.
Se siamo in “esodo”, in “uscita” dalle molteplici schiavitù dei nostri tempi, saremo anche in uscita dalla miseria simbolica e materiale che troppo spesso pervade i rapporti tra donne e uomini? Noi abbiamo provato a dare il nostro contributo.

Il Maschile nelle religioni e oltre                                            

 Contributi di  Beraldo, Bouchard, Cavallari, Ciccone, Curi, Deriu, Di Carlo, D'Urso, Grandesso, Levi Della Torre, Malcor, Manziega, Martinengo, Molari, Puppini, Tagliabue, Vito.

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